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10 aprile, 2015

Protestano i lavoratori delle ex Province per difendere servizi e posto di lavoro. Come in Grecia.

Domani mattina migliaia di lavoratori delle ex Province scenderanno in piazza a Roma per protestare contro l’agonia a cui sono sottoposti da mesi e per difendere i servizi che le loro amministrazioni continuano a dare.
Ingegneri, architetti, agenti di polizia, impiegati, addetti a servizi di spazzaneve e via continuando, saranno costretti ad urlare per strada contro una riforma che di riforma ha ben poco e che, ad un anno della sua approvazione, non ha prodotto nessun risultato se non qualche spicciolo di risparmio sui compensi dei politici.
Una situazione che non può non ricordare la Grecia, anche se tutti a Roma continuano a dichiarare che in Grecia non siamo.
28mila dipendenti del pubblico impiego, più’ di un terzo degli attuali dipendenti delle ex Province, saranno infatti a breve posti fuori organico, in attesa di una possibile collocazione altrove. Collocazione che nessuno al momento sa indicare.
Cittadini, che avevano messo le loro professionalità e carriere nelle mani dello stato, rinunciando a fare altro, anche quando potevano farlo, perché la legge sul lavoro pubblico così vuole.
Migliaia di tecnici e pubblici ufficiali che in tantissimi casi hanno prodotto esempi di eccellenza e di buon funzionamento della Pubblica Amministrazione che oggi non conoscono il loro futuro e nella migliore delle ipotesi sperano di poter anticipare il loro pensionamento.
La riforma forse era inevitabile e le Province andavano superate, ma davvero era questo l’unico modo per riformare le istituzioni locali?
Davvero si può pensare di mandare allo sbando migliaia di dipendenti pubblici proprio come se fossimo in terra Ellenica senza un piano di ricollocazione e senza certezze per il prosieguo dei servizi che questi fornivano?
Non so quanto le grida di domani saranno ascoltate. Spero solo che qualcuno non le abbia in qualche modo invocate apposta, per dimostrare, ancora una volta ad un Europa Matrigna, quanto siamo bravi a fare i forti con i deboli. Per dimostrare che siamo così bravi e che non temiamo nemmeno le proteste dei dipendenti pubblici che possono essere finalmente licenziati. Anche loro.

Se non fosse solo propaganda e se servisse veramente a dare lavoro ai nostri figli forse non ci dispereremmo per questa vicenda. Ma purtroppo non ci crediamo.

01 aprile, 2015

E' giusto vietare la visione dei video ai dipendenti della Pubblica Amministrazione?

Mi piacerebbe che qualcuno provasse a fare un indagine per verificare in quante Pubbliche amministrazioni è tuttora vietato ai dipendenti la visualizzazione sui pc di video on line e in particolare di Youtube.
Da quanto sento in giro, almeno nella maggioranza degli uffici pubblici, la trasmissione del video streaming è impedita. Le ragioni addotte ai divieti sono molteplici: dal presunto consumo eccessivo di banda, ai rischi di distrazione dei "fannulloni", fino ad arrivare alle giustificazioni più fantasiose quale quella di impedire le pubblicità non controllabili trasmesse dal mezzo.
Hai voglia a spiegare che dai Ministeri al piccolo comune il video è ormai il maggior strumento di comunicazione e informazione. Hai voglia a dimostrare che le trasmissioni in streaming delle sedute o le fai con Hangout oppure ti costano un patrimonio e che quindi non ha senso vietarne la visione. A nulla serve aggiungere che anche la migliore formazione per i dipendenti viene diffusa attraverso i webinar che utilizzano proprio i video in streaming. Niente, i divieti resistono e in alcuni casi si stanno diffondendo, proprio come l'aumento dei contenuti disponibili, inclusi quelli prodotti dalla Pubblica Amministrazione.
Fermo restando che bisogna sempre, nel rispetto dei principi di economicità e buon andamento, valutare con attenzione l'uso di strumento che comunque hanno costi, mi farebbe piacere se qualcuno, magari tra i saggi consiglieri del Premier, valutasse il problema e magari potesse suggerire qualche linea d'indirizzo per tutte le PA.
Soluzioni tecniche per evitare abusi già esistono, basterebbe quindi utilizzare qualche buona pratica e consentire a chiunque lavori nella PA, con le dovute moderazioni, di avere accesso allo sterminato patrimonio informativo disponibile in forma di video.
Molti anni fa mi fu affidato il compito di occuparmi della fornitura dei primi personal computer da usare nella mia amministrazione.
Erano una cinquantina in tutto e dovevano servire in primo luogo a sostituire inutili e costose macchine di videoscrittura acquistate solo qualche anno prima e rimaste quasi del tutto inutilizzate.
Quando arrivò il primo dei pc della fornitura chiamai i maggiori burocrati dell’ente e mostrai quella stupenda imitazione di Macintosh. Erano macchine che usavano un Sistema Operativo nuovissimo chiamato Windows.
Volevo sbalordirli con effetti speciali ed aprii il “campo minato”.
I dirigenti compresero subito che si trattava di un gioco e la loro reazione fu per me inaspettata.
Un solo ordine: disinstallare i giochi dalle macchine altrimenti, mi dissero, era certo che i dipendenti avrebbero passato il loro tempo a giocare.
Avevo letto di quanto accaduto negli USA anni prima, dove, negli uffici nei quali i giochi erano stati rimossi dai pc gli impiegati si erano rifiutati di imparare l’uso del mouse e della tastiera.
Non provai però a spiegare quella storia. Mi difesi mentendo. Dissi che non era possibile disinstallare quei programmi. Imbrogliai e i giochi rimasero lì. Dopo poche settimane tutti gli uffici fecero richieste di altri computer. Oggi quell’amministrazione è tra le più informatizzate d’Italia, almeno per l’uso dei pc.