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22 dicembre, 2013

Province e Città Metropolitane. DDL Del Rio, Riforma o propaganda?

L'assemblea di Montecitorio ha approvato il disegno di legge sulle Province e le Città Metropolitane con 277 voti favorevoli 11 contrari (Sel). Non hanno partecipato alla votazione in segno di protesta la Lega Nord, Forza Italia e il Movimento 5 Stelle.
Il provvedimento passa ora al Senato per l’approvazione definitiva.
Saranno realmente abolite le Province o si tratta di sola propaganda? E le città Metropolitane qualcuno ha capito cosa saranno?

 “La legge del Ministro Del Rio sulla soppressione delle province è incostituzionale. Siamo di fronte a un pasticcio incomprensibile: così si rischia di ridurre tutto a pura propaganda”.
 L’ultimo appello lo aveva lanciato il professor Pietro Ciarlo, uno dei 35 nominati dal premier Enrico Letta per riformare la Costituzione.
http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/11/11/province-il-ddl-delrio-un-pasticcio-per-abolirle-serve-modifica-a-carta/772801/
Ma non sono però bastati gli appelli dei costituzionalisti a fermare il DDL sulla “presunta” soppressione delle Province e nemmeno i dati forniti della Corte dei Conti, che addirittura, in sede di audizione in commissione, ha chiaramente adombrato il rischio che la riforma possa addirittura produrre ulteriori aumenti di spesa pubblica. http://www.corteconti.it/export/sites/portalecdc/_documenti/chi_siamo/audizioni/audizione_6_novembre_2013.pdf
Il Governo e la maggioranza hanno, di fatto, deciso di non riflettere sui possibili guasti che si potranno produrre con l’approvazione di un provvedimento scritto in fretta e male ed hanno scelto la strada della propaganda per accontentare un opinione pubblica che si aspetta giustamente una riduzione dei costi della politica. http://www.provincia.treviso.it/Engine/RAServeFile.php/f/Provvedimenti%20e%20Direttive/Ddl_Delrio_-_Camera.pdf
Il DDL Del Rio, ricordiamolo, non abolirà le Province ma le svuoterà di competenze e di rappresentanza democratica. Le Province non si aboliranno, perché non possono essere abolite con legge ordinaria e questo lo ha recentemente confermato la Corte Costituzionale bocciando la precedente riforma Monti.
 Le Province si possono, infatti, sopprimere soltanto con un procedimento di revisione costituzionale, attraverso una riforma che preveda, giustamente una modifica della Costituzione che le ha previste.

La scelta del Governo e della Maggioranza di procedere comunque con legge ordinaria rischia dunque di produrre solo confusione normativa e disordine amministrativo, con gravi danni per gli utenti.
La scelta del Governo, a questo punto, appare solo come un azione di immagine, che inevitabilmente produrrà più danni che benefici, confusione, disagi e il rischio di pericolosi dietrofront.
Inoltre, il DDL Del Rio, si occupa, oltre che delle Province, anche delle Città Metropolitane e dell’area di Roma Capitale. Un argomento delicatissimo, che coinvolge più di un terzo dell’intera popolazione del paese. E come lo fa? Producendo, anche in questo caso, una normativa confusa e contraddittoria, che priva i cittadini anche di ogni possibilità di partecipazione al processo in corso.
Il Sindaco Metropolitano, intanto, non verrà eletto ma sarà di diritto il sindaco del comune capoluogo. I comuni potranno staccarsi dalla nuova entità e già si prevede un esodo di massa in alcune realtà.
Sono inoltre previsti nella fase istitutiva ben 4 centri decisionali. Insomma, un vero pasticcio, che non potrà non portare alla paralisi amministrativa di quelle che dovrebbero essere le nuove amministrazioni metropolitane.

26 novembre, 2013

Se WIND risponde via Twitter

Il giorno 8 novembre ho fatto richiesta, via web, di attivazione di una nuova linea telefonica col gestore Wind. Ho ricevuto on line conferma con assegnazione numero di telefono e numero utente P10410*****. Il 15 novembre ho anche ricevuto una email dal servizio clienti che annunciava che era stata concessa l'"autorizzazione dal suo Istituto Bancario in merito alla modalità' di pagamento da lei richiesta". Ma preoccupato del mancavo invio del previsto apparato (modem) provo a chiamare il servizio automatico sullo stato di attivazione della linea, il sistema automatico conferma che l'attivazione prosegue regolarmente nei tempi previsti. Non spiego pubblicamente i motivi della mia urgenza ma, non ricevendo dopo 18 gg alcuna chiamata, chiamo il servizio clienti 155: Prima telefonata, l'operatore dice più o meno questo: "Ci sono problemi non visionabili da terminale e dei quali non possono darle informazioni non so cosa dirle. Seconda telefonata mi dicono che la pratica è stata invece rigettata, alle mie proteste l'operatrice mi invita eventualmente a cambiare gestore ma che lei non può annullare la pratica e poi aggancia. Terza telefonata mi avvisano che invece la pratica è in corso, perché reiterata e che sarò chiamato e che mi conviene aspettare. In pratica tre chiamate tre risposte diverse. 1)Pratica sospesa cambi gestore 2)Pratica in corso attenda 3 Non sappiamo che dirle A questo punto non so io cosa devo fare. Chiamo un nuovo gestore e attivo con loro una nuova linea? E se poi wind vista l'attivazione del rid mi chiede di pagare per la linea già richiesta? In questi casi esiste una tutela del consumatore? Esiste un diritto a sapere cosa succede e perchè una pratica resta sospesa? Ultima speranza mi rivolgo al servizio TWITTER @winditalia Incredibile, in pochi secondi prima risposta, mi dicono che sono a disposizione. Invio la richiesta in DM, vediamo che succede, vi tengo informati...

16 novembre, 2013

Perchè continuo a partecipare alle “manifestazioni di interesse” della Pubblica Amministrazione.

Dopo il bando per Capo ufficio Stampa al MIUR ecco quello per Capo Ufficio stampa della Camera responsabile della Comunicazione.
 Qualche mese fa, su suggerimento di qualche amico che conosce il mio percorso professionale,
ho partecipato ad “una manifestazione di interesse” per l’incarico di Capo ufficio stampa del Ministero dell'Istruzione, dell'Università e della Ricerca, in risposta “all’avviso del Ministero”. Ovviamente pensavo di avere tutti i titoli per partecipare ed ho presentato la mia bella documentazione con allegato la bozza di proposta di piano di comunicazione, come richiesto dal bando.
Non sono stato selezionato e non ho dubbi che la collega che invece è stata scelta abbia più titoli dei miei per occupare quella posizione. Però un po' di amaro in bocca mi è restato. Non solo per la data di ferragosto scelta per effettuare la selezione, ma, soprattutto, per non aver ricevuto nemmeno uno schifo di risposta alla mia domanda inviata sia per posta elettronica che in posta elettronica certificata al capo di Gabinetto del Ministro.
Cosa mi aspettavo? Be non so, qualcosa del tipo: grazie di aver perso il tempo a scrivere la proposta di piano e preparare i documenti, ma lei non ci serve, abbiamo di meglio.
“Ma come, lavori da 30 anni nel campo della comunicazione pubblica e ti meravigli della mancata risposta?” No, mi meraviglio che facciano un bando pubblico e poi magari non leggono nemmeno le domande e quindi non trovino nemmeno necessario, non dico ringraziare i partecipanti, ma avvisare solo che si è ricevuto quanto inviato.
Oggi apprendo di una nuova “manifestazione di interesse” , nientidimenoche “per l’incarico di Capo dell’Ufficio Stampa della Camera - Responsabile della comunicazione” , per il quale, udite, si richiede che i partecipanti “siano in possesso di una comprovata esperienza nel settore della comunicazione e di una conoscenza specifica dei new media e dei social media”.
Ma sono io! Mi dico presuntuso e siccome attualmente sono Capo Ufficio Stampa presso una grande amministrazione locale che però è in via di estinzione, non perdo tempo ed invio la mia nuova richiesta. Lo so, non sarò selezionato nemmeno questa volta. Ma vi prego (faccio appello al Presidente della Camera) rispondetemi. Rispondete alle domande dei cittadini che ancora credono nelle Istituzioni. A quanti non hanno deciso di rinunciare a sperare nella meritocrazia e la legalità. A quanti credono di avere i “titoli” per aspirare a qualcosa di meglio e ci provano. La posta elettronica non costa nulla. Altrimenti, non vi lamentate se milioni di giovani in questo paese hanno rinunciato non solo a studiare ma anche a cercare lavoro.

27 ottobre, 2013

16 ottobre, 2013

Perché andrò al congresso degli indivanados.

Ho raccolto di seguito le 10 ragioni per le quali ho deciso di partecipare al congresso degli Indivanados.
  1. Perché fin da tempi della III internazionale adoro i congressi e i partiti non li fanno più, al massimo fanno finte primarie che chiamano anche congresso.
  2. Perché quello degli Indivanados non è un vero congresso
  3. Perche ektorp non è solo un divano
  4. Perché adoro i divani
  5. Perché la rivoluzione stanca ma solo se non la fai disteso
  6. Perché gli indivanados sono degli sfigati 
  7. Perché solo gli sfigati sono credibili
  8. Perché Roma mi piace e po tenevo uno sconto
  9. Perché starò in minoranza anche questa volta
  10. Perché devo vedere in faccia una persona


Anche se avete meno ragioni di me ma volete venire comunque qui trovate tutte le informazioni 

10 ottobre, 2013

l'ultima intervista a Pietro Lezzi ex sindaco di Napoli di Domenico Pennone


L'ultima intervista video rilasciata a Domenico Pennone dell'ex Sindaco di Napoli Pietro Lezzi. Lezzi racconta del suo rapporto con Maurizio valenzi. L'intervista è stata inserita nel documentario Maurizio Valenzi 100 anni di una vita straordinaria. http://www.youtube.com/watch?v=hPbEAvYTCjM&feature=share&list=PLrGgTsV4RMBifIaiWKRrf5ig3UQmxkCSD

22 agosto, 2013

Video on demand, se la serie TV ti cambia la vita. I primi risultati del nostro test: 36 ore di visione in 3 giorni.


Premessa
Abbiamo deciso di testare direttamente e su noi stessi gli effetti di una della attività più diffuse tra i ragazzi che abitualmente usano internet al posto della Tv: la visione in streaming o a seguito di scaricamento di intere serie televisive visionate in pochi giorni.
Innanzitutto bisogna dire che la pratica di abbandonare la tv per una molto più conveniente visione on demand è molto diffusa soprattutto tra i giovani dai 16 ai 25 anni.
Il video on demand rappresenta da alcuni anni un vero e proprio ribaltamento del concetto stesso di televisione. Con il video on demand è l'utente che definisce il palinsesto secondo i propri desideri e le proprie necessità e non il provider televisivo come con il sistema tradizionale.
La maggioranza dei video scaricati o visti in streaming sono ovviamente coperti da copyright e la loro visione spesso è garantita da server ai limiti della legalità. Molte serie televisive visionabili sono in lingua originale sottotitolate grazie al contributo di volontari.

Metodologia
Per il nostro esperimento abbiamo scelto una serie televisiva statunitense di genere fantascientifico trasmessa nella prima stagione nel 2010 per cui non sottoposta a particolari condizioni di protezione dei dati.
Non citiamo ne la serie ne il server utilizzato per lo streaming per evitare fenomeni di emulazione che non rientrano nello scopo del test. Sono stati usati per la "somministrazione" due pc Macintosh. Uno  MacBook Air con schermo da 11 pollici e un Imec da 21 pollici. La banda usata era normale Adsl da 4 mb/s.
La serie scelta è stata prodotta e distribuita in tre stagioni di 12 puntate ciascuna, ogni puntata della durata media di 50 minuti. La visione completa delle serie tv è avvenuta in 3 giorni per una media di circa 12 ore di visone giornaliera suddivise in due fascie orarie: la mattina dalle 9,30 alle 15,30, il pomeriggio-sera dalle 17 alle 23. Previsti solo piccoli intermezzi per garantire alimentazione e bisogni fisiologici.

Principali Effetti Riscontrati:
1)Già dalla seconda parte della prima giornata si avverte una pesante sensazione di dipendenza, non si riesce a sospendere la visione. Si preferisce subito mangiare e bere incollati al video;
2)dalla mattina del secondo giorno si avverte una sensazione da noi definita come "inutilità dell'essere". In pratica si dimenticano tutte le scadenze e gli impegni, si preferisce rinviare tutto senza alcun rimorso. E' proprio questa "Assenza di rimorso" che ci ha sorpreso. Pur sapendo che si sta perdendo tempo in maniera massiccia e con conseguenze che potrebbero essere pesanti si preferisce con leggerezza rinviare gli impegni pur di completare la visione della serie tv;


3)dopo le prime 5 ore di visione gli occhi hanno iniziato a lacrimare, il fenomeno si è ripetuto a tratti fino alla fine del test;
4)la velocità con cui si prova ad arrivare alla fine delle serie è pari alla preoccupazione per quello che sappiamo ci mancherà quando la serie sarà finita. Qualcosa di simile a quanto avviene durante la letture a di un bel libro ma con sensazioni moltiplicate molte volte;
5)dopo le prime 6-7 ore di visione i personaggi della serie iniziano a condizionare il nostro linguaggio e il modo di riflettere. (Io, ad esempio, dopo il primo giorno volevo mandare un Twitt in cui dicevo che Berlusconi poteva essere stato clonato dagli Alieni;
6)al termine dell'esperimento abbiamo notato che il test ha garantito una buona ripetizione di dizione di lingua inglese;
7)la prima preoccupazione al termine del test non è stata quella di verificare le cose che dovevamo fare e non abbiamo fatto durante il test, ci siamo solo e subito accertati se ci sarà una quarta stagione della serie.

Lo studio completo del test e tutte le registrazioni delle sensazioni provate saranno, forse, pubblicate dopo che avremo completato la nuova serie iniziata stamattina.

07 giugno, 2013

Amato Lamberti e la sua idea di Pubblica Amministrazione

Ho già raccontato su questo Blog del mio rapporto di amicizia e di collaborazione con Amato Lamberti, sociologo, studioso della Camorra e Presidente della Provincia di Napoli per 9 anni.
Vorrei però oggi, che si è ricordata la sua memoria, raccontare un piccolo episodio che a mio avviso chiarisce il senso dello stato e il concetto di amministrazione pubblica che Amato aveva.
Il primo giorno che Lamberti si presentò in Provincia, nel palazzo che aveva visto come amministratori i Gava e Cirillo, i sindacati affissero un po ovunque nell'edificio un volantino di benvenuto nel quale si salutava, con grande soddisfazione, l'elezione del nuovo Presidente.
Io trovai la cosa un gran bel segnale e con soddisfazione portai il documento ad Amato che invece si mostrò subito molto contrariato dell'accaduto.
"Chiama il capo di Gabinetto -mi disse - e resta qua anche tu.
Al Capo di Gabinetto, in mia Presenza, dettò la sua prima circolare di servizio.

"E' fatto divieto assoluto di affiggere sulle pareti dell'edifico documenti di alcun genere. I dirigenti e il servizio di vigilanza sono tenuti a garantire l'attuazione della disposizione".

21 maggio, 2013

OpenData vs Comunicazione Pubblica? Sembrava fosse amore e invece era ... tutti al BarCamp InnovatoriPA


Quanti cittadini e quante imprese scaricano i dati in formato aperto già messi a disposizione da moltissime Pubbliche Amministrazioni?
Quanti cittadini trovano utile che le pubbliche amministrazioni forniscano i loro dati in un formato pienamente utilizzabile? E quante aziende grazie a questi dati hanno già messo su servizi o pensano di progettarli nei prossimi mesi?
Insomma, oltre agli addetti ai lavori, a quanti interessa realmente l' #opendata ?
Lo so, al solo chiedere se esistono dati di questo tipo, rischio di apparire come un anti-innovatore, qualcuno che addirittura mette in discussione o quantomeno dubita della straordinaria potenzialità dell'innovazione del secolo: l'innovazione che dovrebbe finalmente trasformare la PA in una casa di vetro,  pienamente "Trasparente" e nel contempo far aumentare il PIL di un punto del sistema Italia.
Ma siccome, per la mia storia personale, non credo di poter essere accusato di tale ignominia io il problema lo sollevo e vi aggiungo anche una riflessione.
Nessuno nota che il tema dell'OpenData, dentro la PA, a parte quale illuminato, non coinvolge per nulla i comunicatori pubblici? 
Possibile che il tema della Trasparenza attraverso la pubblicazione dei dati in formato aperto, esca dalle stanze, o meglio dagli uffici (URP, STAMPA, COMUNICAZIONE) tradizionalmente e normativamente incaricati di gestire il rapporto con i cittadini per approdare solo nelle sale calcolo?
Nessuno avverte il rischio di un riaprirsi di una vecchia guerra che per anni ha paralizzato l'innovazione della Pubblica amministrazione che vedeva schierati su fronti opposti gli informatici da una parte e i giornalisti e comunicatori dall'altra? Una battaglia che si ricorderà fu vinta dai secondi grazie ad una legge (150/2000) tuttora non del tutto applicata che sanciva la supremazia dei comunicatori anche in materia di gestione dei siti e portali pubblici.
A quei tempi erano avanti i comunicatori anche per cultura e disponibilità all'innovazione e vinsero loro. Adesso mi sembrano avanti gli informatici e potrebbero avere la rivincita. Ma quando vinceranno realmente i cittadini? Solo quando tutti gli innovatori presenti dentro la PA decideranno di fare squadra comune, magari aiutati dal buon governo.
Proverò a portare questo argomento al #Barcamp #innovatoripa che si tiene al #ForumPA2013 Roma-Eur il 29 maggio 2013 dalle ore 9.30 alle13.30.
 http://t.co/WqKdwCEXVA

28 aprile, 2013

Forse poteva andare così se Grillo avesse detto si e il PD avesse lavorato meglio.

Bersani presenta il suo Governo appoggiato dal M5S. Milgliaia di cittadini in piazza Salutano il cambiamento e il nuovo Presidente Rodotá.



Al termine di lunghissime trattative col M5s Pier luigi Bersani ha sciolto la riserva e guiderà il governo. Nella lista dei ministri alcune conferme della vigilia ma anche tante sorprese. Cancellieri vicepremier e ministro degli Interni. Bonino agli Esteri. Gustavo Zagrebelsky alla Giustizia. Fassina all'Economia. Restano fuori D'Alema e Amato. Complessivamente i ministri sono 21. Otto le donne. L'età media è di 53 anni, 10 in meno del precedente.
Il Neo Presidente della Repubblica Stefano Rodotá : "E' il governo politico del cambiamento il risultato della volotá degli elettori".
Questa mattina alle 11.30 il giuramento poi il primo Consiglio dei ministri. Lunedì e martedì la fiducia in Parlamento.
Si attendono migliaia i cittadini che come ieri nel piazzale di Montecitorio hanno voluto festeggiare senza simboli di partito il frutto dell'accordo tra i l Pd e il M5S.
Bersani raggiante ha dichiarato: "In squadra freschezza e solidità".
Deciso il commento di Grillo che sottolinea i propri meriti: "Da noi no paletti e impuntature ma la volontà di cambiare davvero questo paese.".
Molto critico Maroni: "Nomi così ci porteranno alla secessione".
Duro Berlusconi : "Con Governo Bersani si è scelto per la rivoluzione comunista. Faremo un opposizione durissima".
Il più raggiante di tutti è Vendola: "Intelligente opera di costruzione del futuro del paese, ora a lavoro per dare un futuro ai giovani".
All'opposizione pure Fratelli d'Italia: "Mai con i comunisti e i Grillini".
Giudizi positivi dalle parti sociali. Angeletti: "Complimenti al premier". Confindustria: "Governo di qualità".

Ma è andata invece com tutti sanno.

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02 aprile, 2013

Ancora un caso di violazione della Legge 150/2000 per gli Uffici Stampa.


La Regione Abruzzo nomina un dirigente amministrativo non iscritto all'ordine alla guida dell'ufficio stampa. Il Vice presidente Castiglione chiede però la revoca.

La nomina di Vanna Andreola quale dirigente della struttura speciale di supporto stampa della Giunta regionale Abbruzzese non poteva passare inosservata. La Andreola, infatti, non e’ iscritta all’Albo dei giornalisti e prima di questo incarico era dirigente del settore politiche internazionali. Va detto che l’ufficio stampa della Regione edita anche testate giornalistiche che richiedono, per legge, la figura di un direttore responsabile iscritto all’albo. Per l'Ordine e per il Sindacato (Fnsi) si tratta dell'ennesima violazione dell’articolo 9 della legge 150/2000 che prevede l'obbligo molto spesso violato dalla PA di assegnare ad un giornalista il compito di coordinare l'ufficio stampa.
Sulla questione è intervenuto il Vice Presidente della Giunta Abruzzo con Delega allo Sviluppo Economico Alfredo Castiglione che ha dichiarato: “Non ero a conoscenza - spiega Castiglione - che la stessa mancasse della professionalità acquisita richiesta per quell’incarico, in modo particolare del requisito essenziale dell’iscrizione all’Ordine dei Giornalisti, come previsto dalla legge sugli uffici stampa: la 150/2000”.  “In ragione di quanto emerso successivamente - prosegue Castiglione - recependo anche la presa di posizione dell’ordine dei Giornalisti d‘Abruzzo e del Sindacato Giornalisti Abruzzesi, proporrò, nella prima seduta utile, il ritiro della delibera di nomina”.
Rilevo intanto che altre amministrazioni pubbliche locali, a scanso di equivoci, hanno provveduto ad eliminare del tutto dalle piante organiche gli Uffici Stampa. Su questo Ordine e FNSI cosa ne pensano?

26 marzo, 2013

Errare è umano ma perseverare è da stupidi.
Ma non era lo stesso Grillo che postava questo?
"Mettere Internet sotto il controllo del potere esecutivo vuol dire chiuderla di fatto e tappare la bocca ai cittadini liberi" http://www.beppegrillo.it/2009/02/il_merda_wall_c.html

24 marzo, 2013

Caro Beppe Grillo hai fatto una cazzata a definire "Schizzi di merda" chi posta commenti per te spiacevoli (troll o utenti reali che siano) sul tuo Blog

Un commento al Post di BeppeGrillo sui Troll che frequenterebbero il suo Blog.

Non ho mai postato un commento sul Blog di Beppe Grillo ma lo leggo da anni, come leggo da anni tutto quello che d'interessante si sviluppa in Rete.
 Per chi, come il sottoscritto, grazie anche e soprattutto ad un età veneranda sa o crede di sapere come funzionano certi meccanismi un po anarchici che regolano il dibattito pubblico on line non c'è sorpresa se scopri "orde di trolls, di fake, di multinick" che si accaniscono su un determinato Flame. La rete è questo. La rete è democrazia diretta incontrollabile, ma ha sue regole di autotutela ed una volta addirittura una netiquette, un galateo (mai rispettata tra l'altro dai frequentatori del blog M5S). La rete è attacchi volenti, commenti inutili ma anche dibattito, libertà di espressione, costruzione di idee, confronto. Chi, come il sottoscritto, non viene dalla generazione dei "tecnici costruttori di consenso", ma si è formato nel mondo libero e libertario di Pacelink, di EFF, di Fidonet, tutto questo non fa paura anzi piace. Io ho apprezzato Grillo per molte cose che diceva e alcune volte dice ancora, ma ero perplesso quando sfasciava i PC sul palco mentre io lavoravo, insieme a tanti altri, con gran fatica, per costruire in Italia le Reti Civiche. La sua apertura ad internet, ai blog, ai forum mi ha reso felice anche se dubitavo di certe frequentazioni. E adesso, che chiama "Schizzi di merda digitali" i commenti non graditi postati sul suo Blog, non mi preoccupa ma mi delude molto.
Caro Beppe, un comunicatore di professione si incazza se i suoi sistemi di gestione del consenso non funzionano, un bravo politico democratico, perché adesso questo sei diventato, accetta le regole del campo su cui gioca, anche se fanno male. Il tuo attacco ai contestatori sul blog della linea del M5S è un errore grave, una cazzata. Adesso si che si potrebbero moltiplicare gli stupidi e forse i prezzolati "trolls,  fake, multinick" ma anche e questo si che è importante, i tanti utenti normali che non la pensano come te e che ritengono giusto scriverlo sul blog "BeppeGrillo". Tu non puoi impedire tutto questo a meno di non chiudere il blog. Adesso hai mostrato il tuo punto debole: il fastidio al dissenso, quello vero e quello organizzato. Un errore grave, soprattutto un errore verso quei quei tanti che non sono ne trolls, ne fake, ne multinick, ma solo individui che dissentono e che pensano di poterlo dire anche su un Blog da te registrato, ma che, ricorda, non appartiene a nessuno ed è di tutti, almeno finché sarà in libera rete.

08 marzo, 2013

Nulla di nuovo sotto il cielo, grande è il disordine tutto va male.Dite quel che volete ma io nel panorama politico italiano non vedo nulla di nuovo. Solo variazioni di numeri in idee e atteggiamenti antichi.

Dite quel che volete ma io nel panorama politico italiano non vedo nulla di nuovo. Solo variazioni di numeri in idee e atteggiamenti antichi.
Quelli che votavano "sempre i soliti turandosi i l naso ", sono diminuiti, ma restano tantissimi.
Tantissimi anche gli elettori del "io voto quelli perché speriamo che me la cavo, sai l'imu, il condono, il posto..".
Quelli che" io li voto da trent'anni anche se si chiamano in un altro modo perché ci credo, no, forse ci spero", restano uno zoccolo duro.
Certo i numeri sono diversi per quelli del "siete tutti uguali" o del "tanto pensate solo a rubare". Questi si che sono aumentati e soprattutto questa volta la scheda nell' urna l hanno messa tutti.
Cambiano i numeri ma certe idee nel nostro paese ci sono sempre state.
Del resto di partiti che veramente proponessero qualcosa di nuovo, di sensato, di credibile, un progetto in grado di aggregare e non di scatenare odio e divisioni io non ne ho visti. E se c'erano gli italiani comunque non li hanno votati.
Sarò cieco, incapace di comprendere il nuovo che avanza ma io continua a non trovare nulla di nuovo nel risultato elettorale. Molti tifosi hanno cambiato club ma i club sono gli stessi.

07 marzo, 2013

L'odio non ha mai fatto bene a nessuno

Prima di tutto se la presero con i dipendenti pubblici. E fui contento perché quei  "fannulloni" rubacchiavano lo stipendio e qualche volta prendevano anche regali.
Poi venne il turno dei politici. E smisi anche di votarli, mi stavano antipatici e guadagnavano pure un sacco di soldi. Poi vennero il turno dei banchieri, e fui sollevato, perché erano la causa di tutti i guai della mia azienda. Poi vennero a prendere i sindacalisti, ed io non dissi niente, perché non ero iscritto. Un giorno vennero a prendere me, e non c'era rimasto nessuno a protestare.

22 febbraio, 2013

FOIA.IT pubblica il testo del decreto Trasparenza Pubbliche Amministrazioni

Il sito http://www.foia.it/ pubblica in esclusiva il testo del decreto in materia di Trasparenza delle Pubbliche Amministrazioni approvato dalla conferenza Stato-Regioni e presentato il 15 febbraio in Consiglio dei Ministri per la sua definitiva ratifica. "Non essendo ancora stato pubblicato in sede ufficiale, non è dato sapere se sia rimasto immutato in seguito al vaglio del Cdm, ma abbiamo ragione di ritenere - sostengono i responsabili del sito di FOIA - che non siano state apportate ulteriori modifiche". 

clicca qui per scaricare il documento.  

20 febbraio, 2013

Elezioni, se si sceglie di essere al servizio della Politica bisogna accettare di non essere considerati giornalisti.


Polemizzare con i colleghi che scelgono di fare un altro mestiere è ingiusto e sbagliato ma è altrettanto ingiusto e professionalmente scorretto pretendere di considerarsi giornalisti quando si vestono i panni del owner della comunicazione politica che non ha nulla a che vedere con il mestiere del giornalista.

Come in tutte le campagne elettorali diventa facile per molti colleghi giornalisti perdere la necessaria correttezza e l’imparzialità.
E succede così che interi giornali si schierino, ed entrino come parte nella kermesse elettorale.
Peggio ancora succede quando i singoli giornalisti modificano il loro status e diventano “portavoce”, consulenti, "addetti stampa" o candidati loro stessi. 
Precisiamo si tratta di comportamenti del tutto leggittimi ma correttezza ed etica professionale impongono di dismettere per tutta la durata del loro nuovo lavoro almeno l’abito del giornalista. 
Bisogna insomma ammettere che per una fase della propria vita si fa un altro mestiere, evitando la confusione dei ruoli. 
Chi fa l’addetto stampa o meglio il portavoce di un candidato o di un partito non dovrebbe ad esempio scrivere e firmare su un giornale, accettare insomma una “temporanea sospensione” della sua professione. 
Si tratta di un atto di trasparenza che dovrebbe nascere dall’etica personale più che da una direttiva generale e che dovrebbe evitare di screditare l'intera professione.
Polemizzare con i colleghi che scelgono di fare un altro mestiere è ingiusto e sbagliato ma è altrettanto ingiusto e professionalmente scorretto pretendere di considerarsi giornalisti quando si vestono i panni del owner della comunicazione politica che non ha nulla a che vedere con il mestiere del giornalista.

Allego uno stralcio della Guida Normativa Italia 2013 (Maggioli Editore) in cui penso di aver chiarito anche dal punto di vista normativo la differenza tra il giornalista e il portavoce.

4. Ruoli e funzioni del Portavoce 
La legge 150 non chiarisce il percorso formativo che il portavoce deve compiere o aver compiuto o a quale categoria professionale debba appartenere. Si richiede solo che abbia la fiducia dell’amministratore. Questo può, in alcuni casi, delegittimarne la professionalità e la credibilità sia all’esterno che all’interno dell’Ente degli altri uffici che si occupano di comunicazione e informazione.
In questi anni, di difficile applicazione della legge 150/2000, non sono mancate, infatti, polemiche sulla sovrapposizione delle competenze in particolare tra portavoce e ufficio stampa.
Secondo la legge “l’ufficio stampa è costituito da personale iscritto all’albo nazionale dei giornalisti” (art. 9 comma 2), e si occupa del rapporto con gli organi di informazione di massa.
Il portavoce, invece, deve occuparsi “dei rapporti di carattere politico-istituzionale con gli organi di informazione”. Il confine, labile ma definibile, ha creato non poco scompiglio negli addetti e nei comunicatori della PA.
L’ufficio stampa, ufficio autonomo ma che opera sulla base delle “direttive impartite dall’organo di vertice dell’amministrazione” deve garantire il diritto dei cittadini ad essere informati, “assicurando il massimo grado di trasparenza, chiarezza e tempestività”. In quando giornalisti, devono rispondere all’Ordine e alla Carta dei doveri, e la legge 150 ne salvaguarda l’autonomia professionale.
Diverso, evidentemente, ciò che viene richiesto al portavoce, che, in qualità di owner della comunicazione politica dell’ente e del suo vertice, dipende da esso e si trova ad esprimerne, per quanto oggettivamente, i suoi punti di vista. Per la legge non è necessario che sia giornalista di conseguenza si evince che debba far riferimento non a Carte dei doveri o a Ordini professionali, ma esclusivamente alla propria deontologia e a quella del vertice di cui è portavoce.
Il caso più critico che può verificarsi è quello in cui nell’ente manca l’Ufficio Stampa.
In questi casi, si realizza una sovrapposizione di ruoli: il portavoce diventa anche addetto stampa occupando una posizione che non gli spetta, non per contratto ma per categoria.
La legge, infatti, stabilisce la incompatibilità delle posizioni ed esclude una situazione di ambiguità che può ingenerare: il ruolo ‘politico’ del portavoce, che va a sovrapporsi con il ruolo - trasparente, informativo - dell’addetto stampa.
Inoltre, a fronte della non indispensabilità del portavoce in tutte le Pubbliche amministrazioni, appare più vincolante l’esigenza di disporre di un Ufficio stampa e soprattutto di un Ufficio relazioni con il pubblico. Il Portavoce rappresenta dunque solo un’opportunità che può rivelarsi strategica in amministrazioni in cui - come nel caso di Regione, Provincia, Comuni - si debba rappresentare pubblicamente la funzione politica.
La tendenza a conferire l’incarico di portavoce, che assume pure quello di capo ufficio stampa è dunque in violazione della 150/2000.
Il legislatore ha chiaramente voluto conferire al Portavoce soltanto i rapporti politico-istituzionali e porre dei limiti alla sua attività, nel senso che il portavoce per tutto l’arco di tempo in cui assolve l’incarico non può svolgere alcuna attività nel “giornalismo e nella stampa” e nelle pubbliche relazioni.

17 febbraio, 2013

Decreto Trasparenza. La norma e le sanzioni non bastano, occorrono azioni di supporto al provvedimento che coinvolgano i dipendenti della PA: Formazione, Linee Guida, Monitoraggio e rete


Ha ragione Ernesto Belisario la trasparenza deve essere un metodo, un modo di operare che va oltre l’adesione pedissequa alle norme di legge.
Ma siccome il metodo lo possono applicare solo gli esseri umani è necessario che siano gli uomini e le donne che operano dentro la pubblica amministrazione a sentire l'esigenza di garantire la trasparenza prima ancora che essere obbligati a rispettare una norma.
Chi conosce la Pubblica amministrazione sa quanto può essere facile eludere le leggi, soprattutto quelle innovative di difficile interpretazione e che sono supportate da forme sanzionatorie vaghe con responsabilità assai difficili da individuare.
Anche per il decreto unico di riordino delle norme in materia di trasparenza, attuativo della Legge anticorruzione n.190/2012, approvato in via definitiva lo scorso 15 febbraio valgono queste regole.
Toccherà ai funzionari e ai dirigenti della Pubblica amministrazione garantire la cosiddetta Accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni.
Ma gli uomini e le donne che lavora dentro la PA sono pronti a questa sfida?
Qualcuno ha fatto i conti con le resistenze che si incontreranno nella delicata fase attuativa del decreto? Basteranno le sanzioni pur previste a mettere in moto la rivoluzione organizzativa richiesta? Quanto è sentita la necessita di ampliare l'attuale concetto di trasparenza che risale alla 241/90 dalla burocrazia del nostro paese? Qualcuno ha provato a coinvolgere i dipendenti dalla PA in questo complesso processo di rinnovamento? Quanti dirigenti sanno cosa significa "favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche?.
Quanti conoscono il modello del Freedom of Information Act statunitense a cui si ispirano le norme in oggetto e che dovrebbe introdurre nel nostro paese finalmente il diritto di accesso civico?
Temo che pochi sanno realmente di cosa parliamo ma soprattutto, temo, che pochissimi tra funzionari e dirigenti inevitabilmente coinvolti possano trovare interesse nell'applicare le norme in oggetto.
E nessuna innovazione può avere successo dentro una macchina infernale e complessa come la PA se motivata solo da un imposizione legislativa, se non supportata, insomma, da una reale cultura diffusa che la sostenga.
Il prossimo Governo se vorrà garantire il successo del percorso avviato dovrà subito predisporre una azione d'informazione e di formazione dentro la Pubblica amministrazione e contemporaneamente recuperare contatti per mettere in rete i gruppi di innovatori presenti in essa. Mobilitarli, insomma, nella battaglia per la trasparenza totale.
Tre secondo me possono essere gli interventi immediati di accompagnamento al provvedimento che il Governo dovrebbe predisporre:
1) La definizione di chiare linee guida per l'applicazione del provvedimento;
2) Una campagna diffusa ed obbligatoria di formazione per dirigenti e funzionari;
3) Attivazione di gruppi di lavoro sul territorio impegnati in azione di controllo e monitoraggio delle fasi attuative del provvedimento.

16 febbraio, 2013

DECRETO TRASPARENZA, RIVOLUZIONE O SOLA? Il Cdm approva in via definitiva il decreto sulla trasparenza - Accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle pubbliche amministrazioni. Nato con lo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche si ispira al modello del Freedom of Information Act statunitense e dovrebbe introdurre nel nostro paese il diritto di accesso civico. Ma pressioni e resistenze potrebbero averne stravolto il reale contenuto.

Il Consiglio dei ministri ha dunque approvato ieri 15 febbraio 2013 in via definitiva, su proposta del ministro della Pubblica Amministrazione e Semplificazione, il decreto che disciplina gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle P.A.
Il testo dovrebbe sostanzialmente confermare l’impianto di quello già approvato in sede preliminare, a parte qualche "piccolo ritocco". Ma sono prorio questi piccoli ritochi che preoccupano gli esperti e gli attivisti del settore (vedi questa bella intervista a Belisario http://www.publicpolicy.it/trasparenza-agora-digitale-decreto-figlio-di-una-concezione-burocratica-6847.html) .
Tutti sanno che sulla bozza di decreto vi erano posizioni diverse. E tutti sanno che la consultazione sul testo è avvenuta solo parzialmente quando invecev avrebbe meritato una più attenta verifica. Il rischio é dunque che la parolina inserita al posto giusto o in quello sbagliato possa aver completamente travisato la sostanza del provvedimento. Non ci resta che attendere il testo definitivo e augurarci che il Governo renda pubblico al più presto possibile.
COMUNICATO DI PALAZZO CHIGI/TRASPARENZA DELLE PUBBLICHE AMMINISTRAZIONI

Roma, 15 febbraio 2013. Il Consiglio dei Ministri ha approvato in via definitiva, su proposta del Ministro della pubblica amministrazione e semplificazione, il decreto con la disciplina degli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle PA. Il testo conferma sostanzialmente l’impianto di quello già approvato in sede preliminare. Infatti sono state introdotte limitate modifiche, in massima parte di carattere tecnico e formale, in accoglimento di osservazioni contenute nei pareri del Garante della privacy e delle vari componenti della Conferenza Unificata (Regioni, province e Comuni).
Queste le novità più rilevanti: si è meglio armonizzata la disciplina rispetto a quella del Codice della privacy mediante modifiche all’articolo 4 e all’articolo 26 dove si è espressamente esclusa la pubblicazione dei dati identificativi delle persone fisiche destinatarie di sussidi e ausili finanziari, qualora da tali dati sia possibile ricavare informazioni relative allo stato di salute o alla situazione di disagio economico-sociale degli interessati. Inoltre, si è previsto, su richiesta delle Regioni la pubblicazione dei dati relativi al livello del benessere organizzativo interno alle pubbliche amministrazioni e la pubblicazione dei risultati delle indagini di customer satisfaction effettuati.
Restano invece tutte le altre novità previste dal testo esaminato in via preliminare dal Consiglio dei Ministri (confronta comunicato stampa n. 66 del 22 gennaio 2013). Tra questi ad esempio:
1. viene istituito l’obbligo di pubblicità: delle situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; degli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; dei dati, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali, oltre che agli accreditamenti delle strutture cliniche.
2. viene data una definizione del principio generale di trasparenza: accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle PA, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
3. si stabilisce il principio della totale accessibilità delle informazioni. Il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso delle PA, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza).
Si è altresì previsto che le Regioni e a statuto speciale e le Province di Trento e Bolzano possono individuare specifiche forme di applicazione della nuova disciplina in ragione della peculiarità dei loro ordinamenti.
Si è fatta, infine, maggiore chiarezza sulle norme abrogate dal decreto legislativo, che intende rappresentare un vero e proprio Codice della trasparenza in modo da evitare dubbi interpretativi.
4. viene introdotto un nuovo istituto: il diritto di accesso civico. Questa nuova forma di accesso mira ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA e a promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione). In sostanza, tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato.
5. si prevede l’obbligo per i siti istituzionali di creare un’apposita sezione – “Amministrazione trasparente” – nella quale inserire tutto quello che stabilisce il provvedimento.
6. viene disciplinato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità – che è parte integrante del Piano di prevenzione della corruzione – e che deve indicare le modalità di attuazione degli obblighi di trasparenza e gli obiettivi collegati con il piano della performance.
http://governo.it/Governo/ConsiglioMinistri/dettaglio.asp?d=70430&pg=1%2C2576%2C4696%2C7098%2C9103%2C11166%2C13461%2C15463%2C17834%2C18604&pg_c=1
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28 gennaio, 2013

#Twitantonio: il confronto con i politici grazie alla Civic hacking diventa disponibile e aperto


La Civic hacking ovvero, l'attività che punta a mettere facilmente a disposizione dei cittadini i dati pubblici non si ferma nemmeno in campagna elettorale.
Dopo il raduno di Bologna del 18-20 Gennaio 2013, gli Hackers Civici italiani, che si ritrovano nel gruppo di Spaghettiopendata rilanciano con un  nuovo straordinario progetto: #Twitantonio, un'applicazione web pensata per mettere in contatto (via twitter) i cittadini con tutti i candidati ad un posto in Parlamento per le prossime elezioni politiche.
Il punto di partenza è TweetYourMEP , un software nato e coordinato nella mailing list di "Spaghetti Open Data" grazie al quale è già possibile, per ogni cittadino, mettersi in contatto con i membri del parlamento europeo. Il sistema ha infatti consentito di aggregare e raccogliere tutti i profili dei parlamentari in un'unica pagina rendendo disponibile a chiunque i contenuti da loro rilasciati tramite il Social Network Twitter.
Con #TwitAntonio, il progetto si allarga ai candidati alle prossime elezioni politiche fornendo ai cittadini uno strumento semplice anche per fare pressione e per avere maggiore trasparenza.
Decine di volontari hanno dedicato il loro tempo libero per riempire un database gli account Twitter dei candidati di tutti gli schieramenti. In pochi giorni o meglio in poche notti è nato ed è già on line
 http://www.twitantonio.it
Collegandosi alla pagina del progetto www.twitantonio.it si possono seguire e contattare tutti i candidati disponibili su Twitter ma anche partecipare attivamente al progetto arricchendo il servizio con i dati eventualmente mancanti.
Tutto il codice di TwitAntonio è ovviamente  pubblico e disponibile per il download ed è rilasciato sotto licenza GPL, in modo che tutti possano contribuire.

26 gennaio, 2013

PER LA COMMMISSIONE EUROPEA L' ITALIA, VIOLA DIRITTI SINDACALI PRECARI

Da Bruxelles arriva la richiesta della Commissione europea di eliminare entro due mesi quelle norme italiane che limitano i diritti sindacali dei precari. Non è giusto dividerli in categorie diverse a seconda della durata del loro contratto a termine.
L'esecutivo Ue, varando il settimanale 'pacchetto infrazioni', ha reso noto di aver fatto il secondo passo della procedura contro il nostro paese. E' stato infatti inviato al governo un "avviso motivato" che dà due mesi per comunicare le misure adottate per la trasposizione integrale della direttiva europea sulla rappresentanza sindacale per i contratti di lavoro a tempo determinato. La legge europea, del 1999, prevede che anche i 'precari' siano presi in considerazione per il calcolo dei rappresentanti sindacali. Per le norme italiane, invece, fanno 'massa' con diritto di rappresentanza solo i contratti con durata superiore a nove mesi. Discriminazione inaccettabile per la Commissione, perché falserebbe "il calcolo necessario a determinare se un'impresa è sufficientemente grande per dover avere organi di rappresentanza sindacale". Se l'Italia non rispetterà i due mesi concessi, potrebbe arrivare il deferimento alla Corte di Giustizia Ue.

23 gennaio, 2013

Open Budget Survey 2012. In Italia ultimi per trasparenza nei bilanci pubblici

E’ uscito l’Open Budget Survey 2012 a cura dell’International Budget Partnership. Si tratta di uno strumento che viene edito con cadenza biennale e che offre un panorama mondiale sulla trasparenza dei bilanci pubblici, il livello di partecipazione dei cittadini e l’accountability degli amministratori. Si propone come strumento per il controllo dal basso dell’operato degli amministratori.

 L'Italia si conferma ultima tra i paesi occidentali. Sul sito http://internationalbudget.org si possono esplorare i dati, scaricare il rapporto e accedere a infografiche.

Approvato dal Consiglio dei Ministri del 22 gennaio 2013 il decreto legislativo che attua, in materia di trasparenza e diffusione delle informazioni, l’articolo 1 della legge 190 del 2012


Il Consiglio dei Ministri ha approvato, nella seduta n. 66 del 22/01/2012, il decreto legislativo che attua la legge 190 del 2012 recante: “Disposizioni per la prevenzione e la repressione della corruzione e dell’illegalità nella pubblica amministrazione”.
Il provvedimento, composto da 53 articoli, riordina tutte le norme che riguardano gli obblighi di pubblicità, trasparenza e diffusione delle informazioni da parte delle PA ed introduce un sistema sanzionatorio per il mancato rispetto di questi vincoli.
Il nuovo testo normativo, prima di divenire concretamente applicabile, dovrà passare al vaglio della Conferenza Stato-Regioni ed essere scrutinato dal Garante per la protezione dei dati personali. 

 Di seguito, in sintesi, i punti principali del provvedimento:

1. viene istituito l’obbligo di pubblicità: delle situazioni patrimoniali di politici, e parenti entro il secondo grado; degli atti dei procedimenti di approvazione dei piani regolatori e delle varianti urbanistiche; dei dati, in materia sanitaria, relativi alle nomine dei direttori generali, oltre che agli accreditamenti delle strutture cliniche.
2. viene data una definizione del principio generale di trasparenza: accessibilità totale delle informazioni che riguardano l’organizzazione e l’attività delle PA, allo scopo di favorire forme diffuse di controllo sul perseguimento delle funzioni istituzionali e sull’utilizzo delle risorse pubbliche.
Il provvedimento ha infatti lo scopo di consentire ai cittadini un controllo democratico sull’attività delle amministrazioni e sul rispetto, tra gli altri, dei principi costituzionali di eguaglianza, imparzialità, buon andamento, responsabilità, efficacia ed efficienza dell’azione pubblica.
3. la pubblicazione dei dati e delle informazioni sui siti istituzionali diventa lo snodo centrale per consentire un’effettiva conoscenza dell’azione delle PA e per sollecitare e agevolare la partecipazione dei cittadini. Per pubblicazione si intende la diffusione sui siti istituzionali di dati e documenti pubblici e la diretta accessibilità alle informazioni che contengono da parte degli utenti.
4. si stabilisce il principio della totale accessibilità delle informazioni. Il modello di ispirazione è quello del Freedom of Information Act statunitense, che garantisce l’accessibilità di chiunque lo richieda a qualsiasi documento o dato in possesso delle PA, salvo i casi in cui la legge lo esclude espressamente (es. per motivi di sicurezza).
5. si prevede che il principio della massima pubblicità dei dati rispetti le esigenze di segretezza e tutela della privacy. Il provvedimento stabilisce che i dati personali diversi dai dati sensibili e dai dati giudiziari possono essere diffusi attraverso i siti istituzionali e possono essere trattati in modo da consentirne l’indicizzazione e la tracciabilità con i motori di ricerca. È previsto l’obbligo di pubblicazione dei dati sull’assunzione di incarichi pubblici e si individuano le aree in cui, per ragioni di tutela della riservatezza, non è possibile accedere alle informazioni.
6. viene introdotto un nuovo istituto: il diritto di accesso civico. Questa nuova forma di accesso mira ad alimentare il rapporto di fiducia tra cittadini e PA e a promuovere il principio di legalità (e prevenzione della corruzione). In sostanza, tutti i cittadini hanno diritto di chiedere e ottenere che le PA pubblichino atti, documenti e informazioni che detengono e che, per qualsiasi motivo, non hanno ancora divulgato.
7. si disciplina la qualità delle informazioni diffuse dalle PA attraverso i siti istituzionali. Tutti i dati formati o trattati da una PA devono essere integri, e cioè pubblicati in modalità tali da garantire che il documento venga conservato senza manipolazioni o contraffazioni; devono inoltre essere aggiornati e completi, di semplice consultazione, devono indicare la provenienza ed essere riutilizzabili (senza limiti di copyright o brevetto).
8. si stabilisce la durata dell’obbligo di pubblicazione: 5 anni che decorrono dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello in cui decorre l’obbligo di pubblicazione e comunque fino a che gli atti abbiano prodotto i loro effetti (fatti salvi i casi in cui la legge dispone diversamente).
9. si prevede l’obbligo per i siti istituzionali di creare un’apposita sezione – “Amministrazione trasparente” – nella quale inserire tutto quello che stabilisce il provvedimento.
10. viene disciplinato il Piano triennale per la trasparenza e l’integrità – che è parte integrante del Piano di prevenzione della corruzione – e che deve indicare le modalità di attuazione degli obblighi di trasparenza e gli obiettivi collegati con il piano della performance.
11. Altre disposizioni riguardano la pubblicazione dei curricula, degli stipendi, degli incarichi e di tutti gli altri dati relativi al personale dirigenziale e la pubblicazione dei bandi di concorso adottati per il reclutamento, a qualsiasi titolo, del personale presso le PA. 

18 gennaio, 2013

Un altro art.18 che farà discutere. Tutte le PAdevono pubblicare online in formato aperto, già dal primo gennaio 2013, tutti i dati di spesa superiori ai mille euro.


Nel “Decreto Sviluppo” Legge n. 83/2012  è previsto l’obbligo per tutte le Pubbliche amministrazioni italiane di pubblicare online in formato aperto, dal primo gennaio 2013, tutti i dati di spesa superiori ai mille euro.
Per una curiosa coincidenza l'articolo interessato è proprio l’art. 18 che cita : “La concessione delle sovvenzioni, contributi, sussidi ed ausili finanziari alle imprese e l’attribuzione dei corrispettivi e dei compensi a persone, professionisti, imprese ed enti privati e comunque di vantaggi economici di qualunque genere […] ad enti pubblici e privati, sono soggetti alla pubblicità sulla rete internet, ai sensi del presente articolo e secondo il principio di accessibilità totale”.
In pratica le amministrazioni ( tutte) devono rendere tali dati disponibili e soprattutto pubblicarli nel modo più chiaro possibile.
Non a caso lo stesso articolo prevede che “le informazioni siano riportate, con link ben visibile nella homepage del sito, nell’ambito dei dati della sezione «Trasparenza, valutazione e merito», che "dovrebbe essere" di facile consultazione, accessibile ai motori di ricerca ed in formato tabellare aperto cioè che ne consente l’esportazione, il trattamento e il riuso.
Una volta tanto, in tema di trasparenza, sono previste anche delle sanzioni per chi non provvede.
Infatti, la pubblicazione dei dati sul sito internet "costituirà condizione legale di efficacia del titolo legittimante delle concessioni ed attribuzioni a imprese, professionisti e consulenti".
In poche parole, la mancata, omessa o ritardata pubblicazione comporta l’illegittimità dei pagamenti effettuati.

08 gennaio, 2013

E' ancora tempo di Comunicazione Istituzionale, la "rete" non basta.

La libera circolazione dei dati pubblici è giusta utile ed inevitabile ma da sola non è sufficiente a garantire il dialogo con il cittadino. La Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di rispettare il dettato costituzionale sull'imparzialità e il buon andamento e diritto all'informazione continuando a gestire e organizzare le proprie attività di comunicazione istituzionale. Se necessario cambiamo la legge 150/2000 ma non sopprimiamo i suoi principi per risparmiare.

Nel nostro paese le leggi sono spesso scritte male, incomplete, troppo interpretabili. La ragione é dovuta quasi sempre all'eccessiva concertazione o meglio al desiderio di trovare compromessi ad ogni costo. Nei casi più gravi l'operazione "concertazione" fallisce e si procede con la peggiore delle soluzioni: si approvano leggi senza sanzioni e senza obblighi inderogabili per placare le reazioni dei gruppi interessati. 
La legge 150/2000 sulla Comunicazione Istituzionale é una di queste. 
Un legge che nobilmente è stata definita di principi ma che non prevede appunto ne sanzioni ne obblighi inderogabili alla sua corretta attuazione. 
La legge che doveva individuare uffici e professionalità capaci di garantire l'obbligo e il diritto della Pubblica Amministrazione a comunicare correttamente con i cittadino si è dimostrata in questi anni uno strumento molto "interpretabile" e soprattutto utilizzabile alla bisogna.
Anche per questo, difronte alle difficoltà finanziare che stanno strangolando le amministrazioni locali e nazionali, la strada che si sta seguente è quella di un lento inesorabile abbandono degli stessi principi enunciati nel provvedimento e che tante speranze avevano suscitato tra i difensori del diritto/obbligo per la Pubblica Amministrazione a/di Comunicare.
Prima della riforma del 90 e soprattutto della legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale il nostro ordinamento non prevedeva ne uffici, ne personale, ne regole fisse per il contatto con l pubblico. Con la riforma Bassanini ma soprattutto con la legge 150/2000 tutto sembrava dover cambiare per le relazioni tra pubblica amministrazione e cittadini. Si stabiliva innanzitutto che ogni pubblica amministrazione ha l'obbligo di fornire una corretta informazione e soprattutto una corretta modalità di comunicazione e che il lavoro di relazioni deve essere svolto da personale qualificato, formato, esclusivamente dedicato a questa funzione.
Una rivoluzione che si é affiancata all'altra rivoluzione: quella telematica, che tanti risultati ha portato, tante aspettative ha sollevato, ma anche tanti equivoci ha generato. Un uso corretto ed avanzato dei siti web della PA e oggi la libera circolazione di tutti i dati disponibili potrebbe risolvere molti problemi di contato tra utenti e amministrazione, ma la necessita di avere una pubblica amministrazione evoluta, presente sul web con tutti i propri servizi, capace aprirsi al mondo che ormai ha scelto la rete per relazionarsi non è sufficiente. 
Il front office, il comunicatore professionista, che sa parlare con i cittadini e sa Interpretare i bisogni e le aspettative e contribuisce a migliorare anche il funzionamento della propria amministrazione é indispensabile. 
Come resta indispensabile il ruolo del giornalista che dialoga e agevola il lavoro svolto dai media.
Sarebbe un errore non puntare ancora sul rafforzamento degli uffici per le relazioni con i pubblico e degli uffici stampa istituzionali. Un errore abbandonare la formazione di primo contatto e di relazioni pubbliche dei tanti dipendenti pubblici che già svolgono questo compito e che potrebbero ancora svolgere. Un errore pesare che siccome molti uffici URP hanno fallito e molti Uffici stampa sono stati utilizzati per non corretti istituzionali questa esperienza vada superata senza pensare a come sostituirla. 
Il web é importante é fondamentale ma non basta. La pubblica amministrazione ha ancora bisogno di uomini e donne che parlano con i cittadini e con i media, fuori dalle segreterie politiche, svolgendo il proprio lavoro nell'interesse esclusivo dei cittadini e degli operatori dell'informazione. 
In questi mesi stiamo assistendo ad un pericoloso processo che sollecitato dalla necessità di ridurre i costi porta le amministrazioni ad investire sempre meno nella formazione dei propri addetti alla comunicazione ed a chiudere se non a penalizzare gli uffici per le relazioni con il pubblico, per l'informazione Istituzionale ma anche ad abbandonare tutte le campagne informative.
Le conseguenze di questo processo di erosione della comunicazione Istituzionale potrebbe avere nel medio periodo conseguenze gravissime con un pericoloso ritorno indietro delle PA. 
La libera circolazione dei dati pubblici è giusta, utile ed inevitabile ma da sola non è sufficiente a garantire il dialogo con il cittadino. La trasparenza non può esaurirsi con la pubblicazione dei dati. E' necessario che quei dati che sicuramente possono essere utilizzati da soggetti privati, che ne hanno i mezzi per interpretarli, siano spiegati, illustrati, chiariti a quanti quei mezzi non hanno o non sono disposti a pagarli. 
La Pubblica Amministrazione ha l'obbligo di rispettare il dettato costituzionale sull'imparzialità e il buon andamento e diritto all'informazione continuando a gestire e organizzare le proprie attività di comunicazione istituzionale.
Se necessario cambiamo la legge 150/2000 ma non sopprimiamo i suoi principi per risparmiare.

05 gennaio, 2013

Lo scadenziario elettorale 2013

Ecco a voi tutte le scadenze per le elezioni 2013 copiato pari pari dal sito http://pdmonzabrianza.it/
ELEZIONI POLITICHE 24 E 25 FEBBRAIO 2013
Principali scadenze del procedimento elettorale
DATA DELLA VOTAZIONE
24 E 25 FEBBRAIO 2013
Periodo di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale del decreto del Presidente della Repubblica con il quale vengono convocati i comizi elettorali
Tra il 70° ed il 45° giorno antecedente la votazione
Da domenica 16 dicembre 2012
a giovedì 10 gennaio 2013
Periodo nel quale debbono essere depositati presso il Ministero dell'Interno i contrassegni dei partiti e le designazioni dei rappresentanti effettivi e supplenti, incaricati di depositare le liste
Dalle ore 8,00 del 44° giorno alle ore 16,00 del 42° giorno
Da venerdì 11 gennaio 2013
a domenica 13 gennaio 2013
Periodo entro il quale possono essere presentate le designazioni di altri rappresentanti supplenti incaricati di depositare le liste
Dal 41° al 35° giorno antecedente la votazione
Da lunedì 14 gennaio 2013
a domenica 20 gennaio 2013
Periodo in cui devono essere presentate le liste di candidati negli appositi uffici istituiti presso le cancellerie delle Corti d'Appello
Dalle ore 8,00 del 35° alle ore 20,00 del 34°
giorno antecedente la votazione
Da domenica 20 gennaio 2013
a lunedì 21 gennaio 2013
Termine entro il quale devono pervenire al sindaco le domande per la propaganda indiretta
Entro il 34° giorno antecedente la votazione
Lunedì 21 gennaio 2013
Periodo in cui devono essere presentate le richieste per gli spazi dei messaggi politici autogestiti alle sedi nazionali o regionali della RAI
Dal 33° al 32° giorno antecedente la votazione
Da martedì 22 gennaio 2013
a mercoledì 23 gennaio 2013
Inizio della propaganda elettorale indiretta
Dal 30° giorno
Venerdì 25 gennaio 2013
Periodo dal quale sono in vigore le agevolazioni postali
Dal 30° giorno
Venerdì 25 gennaio 2013
Periodo dal quale è vietato rendere pubblici o diffondere sondaggi politici/elettorali
Dal 15° giorno antecedente la votazione
Da sabato 9 febbraio 2013
Scadenza del termine per la presentazione delle designazioni dei rappresentanti presso l''Ufficio Centrale Circoscrizionale e presso l'Ufficio Elettorale Regionale
Entro le ore 12 del giorno della votazione
Domenica 24 febbraio 2013
Periodo entro il quale i candidati di Camera/Senato devono presentare i rendiconti e consuntivi relativi ai contributi/servizi ricevuti e delle spese sostenute ai rispettivi Presidenti delle Camere ed ai rispettivi Collegi Regionali di Garanzia
Entro 3 mesi dalla data di proclamazione. A tale scadenza sono tenuti anche i candidati non eletti
Periodo entro il quale i partiti/coalizioni devono presentare il consuntivo relativo alle spese e alle fonti di finanziamento ai Presidenti di Camera e Senato
Entro 30 giorni dalla data delle elezioni