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03 dicembre, 2012

RICONGIUNZIONI PREVIDENZIALI ONEROSE: ENTRO LA LEGISLATURA UN ATTO DI GIUSTIZIA PER CHI E’ OBBLIGATORIAMENTE TRANSITATO DA UN ISTITUTO PREVIDENZIALE ALL’ALTRO



Dichiarazione di Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto e Coordinatore della
Commissione Uffici stampa della Federazione nazionale della stampa italiana

“Continua la battaglia parlamentare per superare la norma che impone la onerosità per passare i propri contributi previdenziali da un ente all’altro. Si tratta di una questione di grande rilievo anche per la categoria dei giornalisti poiché interessa quei colleghi i quali, dal 2001, sono obbligatoriamente  transitati dall’Inpdap (Istituto nazionale di previdenza dei dipendenti dell’Amministrazione pubblica, ora assorbito all’interno dell’Inps) all’Inpgi (l’Istituto previdenziale dei giornalisti) in quanto esercitano la professione come addetti stampa pubblici. Un provvedimento in sé giusto, teso a riunificare tutta la categoria nel proprio Istituto previdenziale, ma che, a causa dei meccanismi di calcolo delle pensioni modificatisi nel tempo,  per i più anziani contribuenti Inpdap si è rivelato fonte di un danno previdenziale.  I colleghi che si sono risolti  a chiedere la ricongiunzione della loro contribuzione in un unico ente si sono visti presentare un conto con cifre enormi: in alcuni casi anche varie centinaia di migliaia di euro.
A questa situazione va posto rimedio: si tratta di compiere un atto di giustizia. Anche perché quelle persone non hanno avuto la possibilità di optare per un ente previdenziale piuttosto che per un altro.
In Parlamento sono state presentate proposte complessive su questo tema ed anche specifiche che riguardano il caso dei giornalisti “pubblici”. Occorre trovare una soluzione adeguata che riguardi la generalità dei lavoratori interessati a questo problema e che potrebbe essere perseguita pure attraverso una iniziativa del governo, sia essa per via legislativa o amministrativa. Dobbiamoconstatare che, purtroppo, il governo sembra non essersi convinto fino in fondo della necessità di affrontare la vicenda complessivamente dando una risposta positiva a tutti i lavoratori interessati.
La Fnsi, ancora una volta, esprime appoggio a quei  parlamentari i quali, con determinazione, sostengono la proposta di legge che è stata elaborata unitariamente e che, malgrado le difficoltà, frapposte anche dalla Ragioneria generale dello Stato e dagli attuari dell’Inps, continuano una azione che ha un alto valore sociale e di giustizia”.

21 novembre, 2012

Buone notizie per le pensioni dei Giornalisti: “stress test” Inpgi Promosso,

Il Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali ha comunicato all’Inpgi l’approvazione del Bilancio tecnico attuariale redatto nel settembre scorso, con cui l’Istituto - alla luce di quanto richiesto all’Art. 24, comma 24, del Decreto Legge n. 201/2011- aveva tracciato un quadro prospettico rassicurante dei propri conti per i prossimi cinquant’anni. Sia per quanto riguarda la Gestione principale che per la Gestione separata. L’Ente ha infatti prodotto tutta la documentazione richiesta, rispondendo pienamente alle condizioni di stabilità economico-finanziaria previste dalla norma.
Si tratta di un passaggio importantissimo nella storia dell’Inpgi – commenta il Presidente Andrea Camporese –il Ministero del lavoro ha infatti certificato la validità del modello Inpgi ai fini della sostenibilità a cinquant’anni. Traguardo questo che si è potuto raggiungere anche grazie agli interventi strutturali di riforma che l’Istituto aveva, in totale autonomia, già messo in campo nel luglio 2011. Ma l’attenzione alle esigenze della categoria, soprattutto in un momento di crisi come questo, è sempre altissima. È infatti, di recente sottoscrizione un accordo tra Fnsi e Fieg, con cui le somme accantonate presso un apposito Fondo contrattuale con finalità sociali gestito da Inpgi sono state destinate ad interventi a sostegno dei redditi più bassi della nostra categoria. Lo sforzo non è concluso, dobbiamo rilanciare il mercato del lavoro, unendo le forze sindacali, previdenziali e datoriali nella consapevolezza che il sistema, così duramente colpito dalla crisi, necessita di una assunzione di responsabilità condivisa. A fianco ad una sostanziale garanzia di ammortizzazione sociale servono politiche di rilancio, in particolare sull’innovazione del prodotto, in un settore costituzionalmente rilevante”. (www.inpgi.it)

13 ottobre, 2012

La nuova rivoluzione inizia con la sconfitta degli SMS


Nei prossimi anni dovremo prepararci ad una nuova rivoluzione che vedrà per le nostre comunicazioni sempre meno l'uso di SMS e della posta elettronica e il tramonto lento ma definivo della posta ordinaria e telefonia fissa. Anche i siti web, così come li abbiamo intesi fino a qualche mese fa, scompariranno del tutto, sostituiti da pagine integrate totalmente con i social network. 
I blog potranno ancora sopravvivere ma solo se terminali del processo informativo che parte dall'annuncio per arrivare all'approfondimento. Tempi ancora più duri per la carta stampata, radio e tv tradizionali.
Per quanto riguarda gli Sms e le chiamate da cellulare circolano dati sulla loro progressiva riduzione che fanno tremare i fornitori di sevizi telefonici. E già si segnalano blocchi e filtri che sarebbero stati messi in atto da parte dei grandi operatori verso servizi di VOIP e messaging tipo Skype,  Whats app, Viber.  Il mercato più colpito è ovviamente quello degli SMS, vero affare delle compagnie telefoniche che utilizzando canali non usati per il traffico voce e dati fanno pagare molto salato un servizio che a loro costa poco o nulla.
Tim, Tre, Vodafone e soci, sarebbero molto preoccupati del mancato utilizzo dei propri servizi e pronti a bloccare i loro clienti da presunti usi impropri di linee e terminali. 
I clienti da bloccare sono soprattutto giovanissimi, che grazie alle connessioni flat dati o quando possibile ad accessi wifi, usano i loro smartphone con servizi gratuiti o molto economici che consentono di evitare per le comunicazioni i costosissimi SMS e le chiamate telefoniche ordinarie. 
Ovviamente la politica di queste aziende non si basa sulla capacità di adeguarsi al cambiamento ma di ostacolarlo. Non si abbassano i costi dei propri servizi per renderli competitivi, ma si passa direttamente al divieto di uso di applicazioni ormai diffuse in tutto il mondo violando, tra l'altro, contratti già sottoscritti.
Sarebbe sicuramente meglio che gli operatori, nel loro interesse, si preparassero invece al superamento del business degli sms e delle chiamate a scatto a favore dei nuovi sistemi di messaggistica e al passaggio al Voip per le telefonate.
Qualcosa di analogo sta avvenendo anche per la posta elettronica e qualche problemino per i provvider presto si avrà.
Ormai i fatti nostri li raccontiamo via Facebook o twitter ed un intera generazione di Geek addirittura ha saltato completamente l'uso della posta elettronica per le proprie comunicazioni passando direttamente per la più immediata messagistica on line.  In ogni caso (in percentuale sull'utilizzo) sempre meno email tradizionali vengono inviate, sempre più messaggi vengono postati sui social network.
Cambiamenti già in atto anche per i siti web. Senza Facebook e Twitter i siti tradizionali di aziende, personaggi pubblici e pubbliche amministrazioni, sono ormai praticamente invisibili e sicuramente raggiunti esclusivamente solo da chi ha un interesse specifico e preciso.
Fatevene una ragione, avere un bel sito web, magari aggiornatissimo ma non raggiungibile e non distribuito nel mondo social è praticamente inutile. 
Stessa storia ovviamente per i blog che vivono ormai solo di contatti ottenuti tramite i SN.
Per i giornali, stampa e tv c'è poco da dire.  Le testate che ancora non vanno sui tablet o non consentono on demand andranno presto verso una morte sicura.

25 settembre, 2012

CITTA´ METROPOLITANA, INTERVISTA AL SINDACO DI NAPOLI, LUIGI DE MAGISTRIS

Costituzione del nuovo Ente e varo del nuovo sistema delle autonomie locali, de Magistris: "C'e' bisogno di Citta' Metropolitana. Occorre lavorare insieme, Comune, Provincia e tutti i Sindaci dei Comuni della provincia. E la citta' di Napoli non sara' divisa".
"Candidarmi per diventare il primo Sindaco della Citta' Metropolitana? Vediamo..."

SE NON VISUALIZZI IL VIDEO CLICCA QUA


09 settembre, 2012

Elezioni e socialmedia, politici impreparati e incapaci si affidano al fai da te o ad imbroglioni con il risultato di allontanare la politica da internet.


Non esistono ricerche ufficiali Italiane su quanto i social media saranno realmente determinanti nella prossima campagna elettorale..
Se vogliamo, però, comunque, provare a capire quanto effettivamente lo saranno, ovvero provare a misurare quanto Facebook, Twitter, YouTube  etcc condizioneranno le prossime elezioni italiane non possiamo che  basarci su ricerche americane, paese dove l'attenzione al fenomeno sicuramente è superiore. 
Per il Pew Research Center,  l’impatto delle strategie comunicative e delle campagne ‘social’  e sugli orientamenti politici e le attività degli utenti bersaglio americani è ancora «modesto». 
In particolare, solo il 16% degli oltre 2.250 iscritti interpellati da Lee Rainie e Aaron Smith sostiene di aver cambiato parere su una questione politica dopo averne discusso o letto su un social network. 
Il l 9% dichiara di essere addirittura meno, e non più, politicamente «coinvolto» dopo un contatto in rete.
Il rapporto pubblicato dalla World Wide Web Foundation, "Web Index 2012" , di Tim Berners-Lee, punta invece sul raffronto delle situazioni nei vari paesi.
Secondo questo indicatore, che misura il grado di penetrazione del digitale in termini infrastrutturali, ma anche socio-economici e politici, esisterebbe una differenza sostanziale tra Stati Uniti e Italia proprio per quanto riguarda l’impatto politico di Internet sulla società.
Negli States, il valore ottenuto è 92.54 su 100; per l’Italia, invece, solo 47.33 su 100
Inoltre ll’84% degli iscritti a Social Network dice di aver postato «poco o nulla» a carattere politico.
Insomma dati americani e comparazioni con il nostro paese dovrebbero dirci che i Social Media non saranno da soli ancora determinati per le elezioni prossime venture. 
Ma questo non significa che non possano fare la differenza, soprattutto per i singoli candidati.
Ma la politica, i partiti e i candidati nel nostro paese sono pronti comunque ad affrontare la sfida?
M5S a parte ( che merita un discorso diverso ) quello che si vede in giro è più o meno un "fai da te" molto raffazzonato. 
Politici locali, o anche nazionali non leader, che superano ad esempio i 200 followers in Twitter si contano sulle dita della mano. 
Le pagine FaceBook di deputati, senatori e soprattutto di amministratori locali, quando non sono desolatamente abbandonate, somigliano a dei tristi muri di periferia, pieni di manifesti propagandistici osceni, frequentate da pochi affiliati troppo interessati.  
E non potrebbe essere altrimenti, visto che questi signori, salvo alcune rare eccezioni, pensano di affrontare un terreno così difficile senza impegno o affidandosi e degli "stracciafacenti" in gran parte incompetenti. Nei casi peggiore a dei veri imbroglioni.
Insomma, anche nei Social Network, come avviene ormai da anni nelle strade e nelle piazze, i politici sono nella gran parte dei casi incapaci di dialogare con i propri elettori.  Non gli resta insomma che giocarsi la solita carta delle clientele. 
Ecco, questo è il vero rischio che corriamo in queste elezioni, che la rete, grazie a questa incapacità e presuntuosa sufficienza, rifiuti, rigetti, come già avviene nelle piazze, la politica e chi pretende di rappresentarla. Politici senza idee o anche quelli con idee buone ma comunque incapaci di usare i nuovi media stanno creando una nuova frattura tra loro e i cittadini e questa volta nell'ultima frontiera delle piazze telematiche.

24 agosto, 2012

24 Agosto 2012 IL COMUNICATO DEL CDM SU AGENDA DIGITALE


GOVERNO: PRIMO INTERVENTO AGENDA DIGITALE, POI START-UP
VERSO SEMPLIFICAZIONI E PIU' INVESTIMENTI ESTERI IN ITALIA
   (ANSA) - ROMA, 24 AGO - Il "primo campo d'intervento" del governo sarà "l'avvio di un programma di radicale innovazione tecnologica del Paese, attraverso l'applicazione dell'Agenda digitale". Lo si legge nella nota di Palazzo Chigi, in cui si parla anche di provvedimenti a favore della nascita di nuove imprese start up, di semplificazioni procedurali e autorizzative per le imprese e di facilitazione di investimenti diretti esteri, "così da favorire nuovi insediamenti produttivi internazionali sul nostro territorio".
   Entro fine anno arriverà anche il piano aeroporti. Dopo "un'ampia consultazione" sarà quindi concluso l'iter procedurale della Strategia energetica nazionale. (ANSA).
Per ora vedo tanti buoni propositi ma nessuna decisione ne provvedimenti. Niente decreto Digitalia, nessuna decisione per Agenzia Digitale.

Maurizio Valenzi - 100 anni di una vita straordinaria by MetroNapoli WebTV

"Confesso che mi sono divertito -100 anni di una vita straordinaria" è il titolo del documentario nato dalla collaborazione tra la Provincia di Napoli e la Fondazione Valenzi, dedicato a Maurizio Valenzi, l'exparlamentare italiano ed europeo, sindaco a Napoli dal 1975 al1983.
Il tributo, curato dalla redazionedi Metronapoli Web Tv, intende ricordare la figura di MaurizioValenzi come uomo, politico e artista ma anche ripercorrere, senza settarismi di parte, una lungo periodo di storia e dipolitica italiana e internazionale.
Nel documentario, oltre al ricordo del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano compaiono le interviste esclusiveai figli Lucia e Marco Valenzi, all'ex deputato e presidentedella Fondazione Mezzogiorno Europa Andrea Geremicca, all'exsindaco socialista Pietro Lezzi ed al regista Maurizio Scaparro.
A fare da narratore alle tante immagini inedite reperite dalla redazione, attraverso le Teche Rai e l'Emeroteca Tucci, è la voce dell'attore Mariano Rigillo.
La produzione è stata coordinata da Domenico Pennone Direttore di Metronapoli WebTV e Capo Ufficio Stampa del Consiglio provinciale di Napoli. La regia è stata curata da RobertoMaiorca con la consulenza storica di Federica Quatraro.



Maurizio Valenzi - 100 anni di una vita straordinaria from MetroNapoli WebTV on Vimeo.

19 agosto, 2012

SONO ANCORA TRA GLI AUTORI DELLA GUIDA NORMATIVA 2012 COMPRATELA



La GUIDA NORMATIVA è stata ideata e fondata 26 anni fa da Fiorenzo Narducci secondo un progetto  che si è proposto di promuovere con una azione costante e convinta il sostegno alle Autonomie locali  per la loro affermazione nell’ordinamento istituzionale, volendo quindi assicurare un contributo  concreto, di elevato valore operativo ed anche culturale, al rinnovamento organizzativo degli Enti  locali per il miglior esercizio delle loro funzioni.
È ferma la convinzione che la Repubblica ed il sistema Paese si fonda, innanzitutto, sui Comuni e sulle Province,  perché soprattutto tramite le Autonomie locali i cittadini possono essere più direttamente protagonisti  delle attività delle Istituzioni e partecipi del ruolo che ad esse compete per il progresso delle loro comunità.
Lo straordinario impegno degli Autori - che uniscono l’elevata cultura scientifica alla profonda  conoscenza delle funzioni dei Comuni, delle Province e degli altri Enti territoriali - che hanno  condiviso il progetto e che si sono prodigati per realizzarlo insieme con la Direzione  ha conquistato
il consenso generale di tutti gli operatori del settore.
L’autorevolezza conquistata e rinnovata di anno in anno, da più di un quarto di secolo, ha reso GUIDA  NORMATIVA l’opera di riferimento per le Autonomie locali, oggi realizzata da Maggioli Editore.
GUIDA NORMATIVA è un sistema integrato di strumenti operativi a supporto di chi (amministratori,
dirigenti, funzionari e dipendenti degli Enti locali, professionisti ed operatori esterni)
svolge la propria attività nelle Istituzioni locali, comprendente:
› due volumi di circa 4.000 pagine aggiornati alla Manovra finanziaria 2012;
› un volume autonomo per l’agevole consultazione dei due indici
sistematico ed analitico-alfabetico;
› il quarto volume di aggiornamento a settembre 2012,
con le ultime novità intervenute nella Manovra correttiva 2012.

In particolare io ho curato il capitolo › La comunicazione degli Enti locali con i propri cittadini per la partecipazione e la trasparenza dell’azione amministrativa.

QUI COME ACQUISTARLA

L'ultima fatica: COMUNICAZIONI VIA INTERNET - I DIRITTI DI IMPRESE E CITTADINI I DOVERI DELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE Il Sole 24 ORE





Cambi di residenza o aggiornamenti dello stato di famiglia richiesti in tempo reale via Web, pagamento on line di multe, ticket sanitari, tassa rifiuti e tasse scolastiche, iscrizione ai concorsi, semplificazione dei controlli per le imprese. Con l'entrata in vigore del decreto semplificazioni, dal 10 febbraio tutte le Pubbliche amministrazioni, Comuni e Province in testa, sono tenute a garantire ai cittadini nuovi diritti "telematici" e ad eliminare file e scartoffie, sostituendole con un click. Entro il 1° gennaio 2014 la rivoluzione digitale dovrà essere completata e gli apparati pubblici saranno chiamati a gestire comunicazioni e servizi via internet. Viaggeranno sul web le pratiche relative a denunce, atti e garanzie fideiussorie, i pagamenti fiscali, previdenziali, contributivi, assistenziali e assicurativi, le attestazioni e le certificazioni. Con l'approvazione dei decreti attuativi l'online sarà l'unico canale anche per gli scambi di informazioni tra i Comuni, le Questure e i i notai. E i Comuni sotto i 5mila abitanti saranno obbligati ad associarsi per gestire le funzioni Ict. La Guida+ «Comunicazioni via Internet: i diritti di imprese e cittadini, i doveri della Pubblica amministrazione» analizza tappa per tappa la roadmap della digitalizzazione, offrendo agli operatori della Pa e ai loro interlocutori un quadro completo degli adempimenti richiesti dalla normativa. Nel contempo presenta agli imprenditori e ai cittadini una panoramica completa di tutti gli snellimenti burocratici a disposizione: dalla Scia, la Segnalazione certificata di inizio attività, allo Sportello unico delle attività produttive, che il decreto legge 70/2011 ha rafforzato con la figura dei commissari ad acta.

La storia del codice digitale, sette anni di ritocchi normativi
Le semplificazioni per i cittadini: anagrafe, concorsi e tasse
Le semplificazioni per le imprese: dalla Scia allo Sportello unico
Le comunicazioni tra amministrazioni, dal 2014 si riceve solo via Web
Comuni e Province virtuose, i modelli da imitare
L'Agenda digitale italiana, l'Agenzia e la Cabina di regia
La Sanità digitale e la cartella clinica elettronica
Le risposte dei nostri esperti ai quesiti più frequenti
La normativa di riferimento con le note esplicative



Come acquistarlo

04 agosto, 2012

l' ultima volta che l'ho incontrato Intervista a Renato Nicolini-

Un stralcio dell'intervista a Renato Nicolini tratta dal Documentario sulla vita di Maurizio Valenzi realizzato da RAI-EDU e MetroNapoli Web TV
intervista di Domenico Pennone


31 luglio, 2012

Quello che nessun sito web potrà mai sostituire. Ovvero, le relazioni con il pubblico le devono fare gli umani.

Prima della riforma Basanini non esistevano nella Pubblica Amministrazione, almeno sulla carta, uffici che avessero il compito di ricevere formalmente il pubblico. Ogni ufficio si organizzava a modo suo, nel migliore dei casi stabilendo orari di ricevimento per gli utenti in altri delegando a guardie giurate o ad illeggibili avvisi il compito di curarsi dei cittadini bisognosi


di contattare le amministrazioni. Negli enti locali, per la verità, il contatto con gli utenti veniva svolto, spesso efficacemente, dalle segreterie politiche e tecniche degli assessorati. In ogni caso prima della riforma del 90 e soprattutto della legge 150/2000 sulla comunicazione istituzionale il nostro ordinamento non prevedeva ne uffici, ne personale, ne regole fisse per il contatto con l pubblico. Con la riforma Bassanini ma soprattutto con la legge 150/2000 tutto sembrava dover cambiare per le relazioni tra pubblica amministrazione e cittadini. Si stabiliva innanzitutto che ogni pubblica amministrazione ha l'obbligo di fornire una corretta informazione e soprattutto una corretta modalità di comunicazione. Inoltre, questo lavoro di relazioni deve essere svolto da personale qualificato, formato, esclusivamente dedicato a questa funzione e soprattutto collocati in uffici specifici. Una rivoluzione che si é affiancata all'altra rivoluzione: quella telematica, che tanti risultati ha portato, tante aspettative ha sollevato, ma anche tanti equivoci ha generato. Gli evangelisti della rete sostengono ad esempio che un uso corretto ed avanzato dei siti web della PA e magari la libera circolazione di tutti i dati disponibili potrebbe risolvere tutti i problemi di contato tra utenti e amministrazione. Su questo io ho delle perplessità. Resto ovviamente straconvinto della necessita di avere una pubblica amministrazione evoluta, presente sul web con tutti i propri servizi, capace aprirsi al mondo che ormai ha scelto la rete per relazionarsi ma resto dell'idea che il contatto umano, fosse anche realizzato con metodi informatici deve restare.
Il frontoffice, il comunicatore professionista, che sa Parlare con i cittadini e sa Interpretare i bisogni e le aspettative e contribuisce a migliorare anche il funzionamento della propria amministrazione é indispensabile. Sarebbe un errore non puntare ancora sul rafforzamento degli uffici per le relazioni con i pubblico, un errore abbandonare la formazione di primo contatto e di relazioni pubbliche dei tanti dipendenti pubblici che già svolgono questo compito e che potrebbero ancora svolgere. Un errore pesare che siccome molti uffici URP hanno fallito questa esperienza va superata senza pensare a come sostituirla. Il web é importante é fondamentale ma non basta. La pubblica amministrazione ha ancora bisogno di uomini e donne che parlano con i cittadini, anche fuori dalle segreterie politiche, svolgendo il proprio lavoro nell'interesse esclusivo dei cittadini. Il Compa, salone della comunicazione, quest'anno non si svolgerà, il Forum PA, grande evento e grande appuntamento anche per i comunicatori parla sempre meno di urp e di relazioni col pubblico, le amministrazioni investono sempre meno nella formazione dei propri addetti alla comunicazione. In tanti giustamente pongono il problema di superare gli errori delle legge 150/2000 ma senza offrire alternative anche organizzative. Per favore non riportiamo indietro la PA la gente non lo capirebbe.

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27 luglio, 2012

Agenda Digitale Italiana a passo di Gambero. Stanziati i fondi per le start -up rinviata la nomina del direttore Agenzia Digitale.

La Commissione Trasporti, Poste e Telecomunicazioni della Camera ha finalmente approvato il testo di legge che prevede 120 milioni per le start-up innovative.
Il Fondo viene istituito presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri attraverso la partecipazione al Fondo mobiliare chiuso.
Previsti incentivi allo sviluppo delle infrastrutture tecnologiche e misure per la semplificazione delle procedure amministrative, l'introduzione di contributi per il rinnovo delle dotazioni tecnologiche e il collegamento in rete delle famiglie meno abbienti; digitalizzazione della Pubblica amministrazione.
Annunciato anche l' Abbassamento al 4% dell'IVA per i prodotti editoriali digitali via Internet.
Resta al palo l'Agenzia Digitale prevista dal “Decreto Sviluppo e che dovrebbe anche grazie ai 120 milioni per le startup “traghettare l’Italia nell’era della banda ultra larga, della dematerializzazione e dello switch-off della PA Digitale”.
Il controllo sulla nuova struttura, che dovrà attuare e sviluppare i progetti di Agenda Digitale, dovrebbe essere affidata ad un direttore la cui nomina prevista per luglio é stata già rinviata a settembre.
Il nuovo manager (su cui per ora si rincorrono solo voci) resterà in carica per un triennio e verrà selezionato dal Premier di concerto insieme ai ministeri interessati fra una “una rosa di tre persone di particolare e comprovata qualificazione professionale in materia di innovazione tecnologica e in possesso di una documentata esperienza di elevato livello nella gestione di processi di innovazione“.
Il ritardo nella nomina pone seri problemi in quanto alla nuova Agenzia vengono attribuite anche tutte le funzioni gestite finora da diversi enti: Digitpa, Agenzia per la diffusione delle tecnologie per l'innovazione e Dipartimento per la digitalizzazione della PA.
Alla nuova Agenzia spetterà, in ogni caso, il compito di accelerare i piani di banda larga e banda larghissima, coordinare le politiche e le strategie di diffusione delle nuove tecnologie, ma anche assicurare la piena interoperabilità dei sistemi informatici della pubblica amministrazione secondo i parametri comunitari.
Il nuovo organismo dovrà anche procedere alla razionalizzazione della spesa pubblica informatica in collaborazione con la Consip (la Centrale Acquisti della Pubblica Amministrazione), che si occuperà di razionalizzare le spese in vista della dematerializzazione della PA.
Tra le funzioni operative vi è quella di promuovere e diffondere iniziative di alfabetizzazione informatica rivolte ai cittadini e ai dipendenti pubblici e il monitoraggio dell'attuazione dei piani di LCT delle pubbliche amministrazioni, che dovranno rispettare procedure e standard definiti in modo da garantire la piena interoperabilità.
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26 luglio, 2012

Cambia ancora il Codice amministrazione digitale. Ora il software OPEN SOURCE diventa la scelta standard per le PA

Con l'approvazione della Camera dell'articolo unico del disegno di legge di conversione del decreto-legge 22 giugno 2012, n. 83, recante misure urgenti per la crescita del Paese, é stata approvata ieri anche una ulteriore modifica del Codice dell Amministrazione Digitale che stabilisce nuove ed importanti novità in materia di uso del software Open Source nella PA.
Una modifica che dovrebbe quantomeno convincere le pubbliche amministrazioni a valutare con maggiore attenzione la scelta di software libero invece che quello con licenza bloccata.
Si tratta dell’articolo 29-bis, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, che modifica parzialmente l’art. 68, comma 1 del decreto legislativo n. 82/2005 (Codice dell’amministrazione digitale).
Grazie a questa modifica, gli estensori dei bandi di fornitura di sistemi informatici per pubblica amministrazione dovranno, d’ora in poi, quantomeno “valutare” il possibile impiego di “software libero” per la concessione degli appalti.
Per la verità, la norma oggetto della modifica si limita a prevedere che le pubbliche amministrazioni, le quali devono acquisire programmi informatici per le loro attività, debbano farlo a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra varie soluzioni disponibili sul mercato, tra le quali appunto vi sono non solo i programmi informatici “a codice sorgente aperto”, ma anche il cosiddetto “software libero”.
L'espressione “software libero”, oggetto dell’integrazione, dovrebbe riferirsi alla totale libertà dell'utente (in questo caso le pubbliche amministrazioni) di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software acquistato o semplicemente adottato.

Ecco il testo approvato:
All' articolo 10 del nuovo Provvedimento si legge:
All'articolo 68 del codice dell'amministrazione digitale, di cui al decreto legislativo 7 marzo 2005, n. 82, e successive modificazioni, il comma 1 è sostituito dal seguente:
«1. Le pubbliche amministrazioni acquisiscono programmi informatici o parti di essi a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra le seguenti soluzioni disponibili sul mercato:
a) software sviluppato per conto della pubblica amministrazione;
b) riutilizzo di software o parti di esso sviluppati per conto della pubblica amministrazione;
c) software libero o a codice sorgente aperto;
d) software combinazione delle precedenti soluzioni. Solo quando la valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico dimostri l'impossibilità di accedere a soluzioni open source o già sviluppate all'interno della pubblica amministrazione ad un prezzo inferiore, è consentita l'acquisizione di programmi informatici di tipo proprietario mediante ricorso a licenza d'uso.
La valutazione di cui al presente comma è effettuata secondo le modalità ed i criteri definiti dall'Agenzia per l'Italia digitale, che, a richiesta di soggetti interessati, esprime altresì parere circa il loro rispetto»

Software Open Source? Un termine inglese che significa sorgente aperta e indica un software i cui autori ne permettono, anzi ne favoriscono il libero studio e l'apporto di modifiche da parte di altri programmatori indipendenti. L'open source ha tratto grande beneficio da Internet che permette ai programmatori geograficamente distanti di coordinarsi e lavorare allo stesso progetto.

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25 luglio, 2012

Uffici stampa PA, ancora guai, il caso Comune di Napoli.

Nel nostro paese le leggi sono spesso scritte male, incomplete, troppo interpretabili. La ragione é dovuta quasi sempre all'eccessiva concertazione o meglio al desiderio di trovare compromessi ad ogni costo. Quando proprio l'operazione "concertazione" non riesce si procede con la peggiore delle soluzioni: Leggi che non hanno sanzioni e non prevedono obblighi inequivocabili. Ecco allora che ci troviamo di fronte a quelle soluzioni legislative tipicamente nostrane che chiamano leggi di principio.  La legge 150/2000 é esattamente una di queste. Il suo iter nasce da buoni propositi e da giuste esigenze ma si scontra presto con interessi e bisogni di categoria che non possiamo affrontare qui. Il risultato sarà, come tutti ormai concordano, una buona legge di principi e regole ma quasi del tutto inapplicabile, senza sanzioni, liberamente interpretabile e soprattutto utilizzabile alla bisogna. La vicenda del comune di Napoli che ha visto accorpare i due uffici stampa (Giunta e Consiglio) con la conseguente eliminazione di una delle due direzioni é in tal senso emblematica. La legge 150 non dice infatti che si devono costituire due uffici stampa, anzi non usa il "deve" nemmeno per uno. Inoltre,  quei due uffici stampa erano di fatto "fuori legge" (parliamo della 150 ovvio), i due "dirigenti" erano probabilmente impropriamente  inquadrati  come capi uffici stampa in quanto, anche se previdenzialmente coperti dall' Inpgi (istituto di previdenza dei giornalisti) i loro contratti erano di dirigente della PA, attività incompatibile con la professione di giornalisti.  Se fosse stata rispettata pienamente  la legge 150/2000 i due giornalisti dovevano essere inquadrati come tali e quindi con un contratto, anche se categoria ente locale, per tale professione. Ma come si sa quel contratto ancora non é stato firmato all ARAN  e lo si aspetta da 12 anni. Quando si é dirigente della PA bisogna accettare le regole dicono al Comune e le regole prevedono la rotazione dei dirigenti. Quindi nessun problema, anche se in questo modo un giornalista diventa definitivamente un amministrativo e al consiglio non so chi si occuperà adesso dell ufficio stampa con qualche problemino per l'autonomia degli eletti. Insomma, l'errore é a monte e sta nel non aver voluto applicare, quando lo si poteva, correttamente la legge 150. Un errore di cui tutti sono un po responsabili,  incluso per certi aspetti l'ordine e l'assostampa che hanno accettato che giornalisti fossero inquadrati come amministrativi; ma anche, un pochino, dei due colleghi che vista l'impossibilita di avere il contratto professionale hanno accettato quello ben retribuito di dirigente e naturalmente del comune, passata gestione, che ha applicato la norma interpretandola appunto come si poteva "alla bisogna". La soluzione adesso resterebbe solo una, il rispetto della normativa vigente, ma per intero.  Da questo punto di vista non mi sembra che la gestione attuale del comune per il momento sia orientato a farlo. Questo porterà ad altri errori ed ad altre incomprensioni. Forse é arrivato il momento che tutti dicano su questa vicenda finalmente basta e impongano un metodo unico valido per tutti nell interesse delle amministrazioni, dei cittadini, della professione.

24 luglio, 2012

La guerra degli hashtag che ricorda quella dei manifesti elettorali. Su Twitter si é aperta la campagna elettorale.

Derrick de Kerckhove in un intervista che mi aveva rilasciato durante  le ultime elezioni amministrative aveva affermato: "In queste elezioni la rete non sarà determinante, nelle prossime sarà la rete a decidere chi eleggere". Non so su quali basi poggiasse le sue previsioni il Prof ma una cosa é certa: la rete sta già avendo un ruolo decisivo nella competizione elettorale la cui data non é stata ancora stabilita mentre e la campagna elettorale é già iniziata. Da ieri pomeriggio su twitter é scoppiata, intanto, la prima guerra elettorale degli hashtag. Una battaglia per il momento apparentemente tutta interna alla sinistra. La cosa era iniziata qualche giorno fa durante l'assemblea nazionale del PD. Con un hashtag inequivocabile: #addioPD, ad assemblea ancora aperta, si era aperto su twitter il dibattito sul mancato voto relativo alla delicata questione delle coppie gay. In pochi minuti centinaia di post sommergono il Social Network con commenti durissimi sulle scelte in materia di diritti civili del partito Democratico. Poi la cosa sembrava essersi fermata. Ieri scatta, invece, improvvisamente, quello che ha tutto l'aspetto di un vero e proprio bliz. Un nuovo hashtag #iononvotoilPD, lanciato non si sa bene da chi, forse da un troll, fa riesplodere il dibattito. In meno di un ora scatta la contromossa. Centinaia di post rispondo con un hashtag opposto #iovotoilPD. Il modo in cui si svolge la vicenda ha un sapore antico e non può non ricordare le battaglie dei manifesti di tanti anni fa quando la politica era ancora partecipazione e scontro. Non so se le prossime elezioni saranno decise veramente in rete come dice il Prof. ma sicuramente in rete vedremo una bella lotta e temo senza esclusione di colpi. Qui trovate l'intervista a derrick de kerckhove http://www.youtube.com/watch?v=GGkoGzQhwYs&feature=youtube_gdata_player HASHTAG? Un argomento. Attraverso l’hashtag si raggruppano sotto un unica tematica tutti i tweet inerenti, esattamente come funziona con i TAG dei blog o dei giornali on line. TROLL? Con il termine troll, nel gergo di Internet e in particolare delle comunità virtuali, si indica una persona che interagisce con gli altri utenti tramite messaggi provocatori, irritanti, fuori tema o semplicemente senza senso, con l'obiettivo di disturbare la comunicazione e fomentare gli animi.

23 luglio, 2012

Open Coesione, ottimo lavoro ma adesso bisogna lavorare dal basso.

OpenCoesione è il primo portale sull'attuazione degli investimenti programmati nel ciclo 2007-2013 da Regioni e amministrazioni centrali dello Stato con le risorse per la coesione.  "I dati sono pubblicati - si legge nella prefazione al sito - perché i cittadini possano valutare se i progetti corrispondono ai loro bisogni e se le risorse vengono impegnate in modo efficace".  Non credo sia necessario aggiungere altro, ne hanno parlato già in tanti e se proprio ci tenete qui trovate ogni risposta che vi serve. http://opencoesione.gov.it/faq/ La valutazione del lavoro, anzi un vero e proprio collaudo, é stato fatto egregiamente dagli amici di  http://www.spaghettiopendata.org/ e qui trovate un buon riassunto di Alberto Cottica http://www.chefuturo.it/2012/07/spaghetti-open-data-vs-opencoesione-collaudo-in-diretta-del-nuovo-portale-di-dati-aperti-sui-progetti-di-coesione/  Mi permetto solo di aggiungere una piccola riflessione. Il lavoro é ottimo e al ministro va tutto l'apprezzamento soprattutto per averci creduto. Si tratta di un grande sforzo ma mi sia consentito, questo lavoro, un po calato dall'alto,  non basta per diffondere  i temi Dell Open Data dentro tutta la PA.  Si perché come anche altre esperienze internazionali hanno insegnato l'Open Data deve diventare un metodo di lavoro, una cultura diffusa in tutti gli uffici pubblici per dare risultati. Ho lavorato in passato su e per i Fondi Europei e posso assicurarvi che negli uffici che se ne occupano non esiste alcun cultura dei dati, ne di conoscenza ne di distribuzione degli stessi. Figuriamoci in altri settori della PA dove non esistono obblighi di trasparenza così forti come quelli imposti dall UE.  Insomma credo che nei prossimi mesi occorrerà lavorare per diffondere la cultura dei dati liberi in tutte le amministrazioni che li detengono.  Formazione, gruppi di lavoro, sedi di incontro. Magari utilizzando anche le straordinarie competenze e professionalità che gruppi spontanei come spaghettiopendata hanno dimostrato di avere. Ripartire dal basso insomma come avvenne quando a seguito della prima riforma della PA si diffuse in tutte le amministrazioni quel bisogno di comunicare e di farlo bene. 

22 luglio, 2012

I comunistipentiti e il peccato originale

Nel nostro paese esser stati militanti comunisti in gioventù é considerato per alcuni una sorta di peccato originale da scontare permanentemente. Proprio come un peccato originale é vissuto, da questa minoranza, come un segno di appartenenza indissolubile e insieme come la condizione da rinnegare in eterno.
Clamorosi i casi di fondamentalisti disposti a tutto pur di scontare il peccato. Il più famoso resta quello di Giuliano Ferrara. Comunista non per scelta ma per eredità, Giuliano, ha passato una vita a tentar di espiare il suo peccato, fustigandosi con le peggiori esaltazioni reazionarie, arrivando a raccogliere misticamente bottiglie piene d'acqua davanti ad una chiesa per dimostrare la sua sacrale appartenenza alla specie italica più moderata.
Ma gli esempi di peccatori penitenti si sprecano. Li unisce comunque la doppiezza tipica dei fondamentalisti. Da un lato non perdono occasione per annunciare la loro eterna redenzione dall'altro amano ritrovarsi in catacombe di peccatori, visti i tempi anche collocate nel mistico mondo di Facebook. Si perché é noto che gli ex/post/ante comunistipentiti soffrono enormemente il disagio di comprendere in ritardo la modernità e inseguono goffamente le novità arrivando regolarmente ad usarle quando queste sono superate.
La catacomba più nota é quella di "Sono stato iscritto al PCI" pagina di Facebook che per il dibattito che vi si legge appare molto simile ad una commissione della terza inernazionale. Per amore di verità va detto che questa agorà telematica non é peró frequentata solo da chi vive con senso di colpa la passata appartenenza. Molti felici ex comunisti che non si stracciano quotidianamente le vesti addirittura si divertono e chiacchierano in questo forum anche seriamente di politica e di calcio.
Altri penitenti, maggiormente evoluti, si sono avventurati su Twitter dove quotidianamente rilasciano i loro mini sermoni pro moderatismo esasperato.
I veri penitenti si individuano comunque subito perché oggetto di pesanti e spesso ingiustificate accuse di trasformismo da parte di loro ex compagni rimasti non si sa come ancora comunisti. Anche la loro collocazione sociale e professionale li rende facilmente individuabili. Si tratta quasi sempre di persone che occupano posti di rilievo nel nostro paese. Manager, giornalisti, artisti, imprenditori di successo. Molti dei quali bravissimi, che avrebbero occupato quei posti anche senza l'aiutino del partito, altri un po' meno.
I cattivi che li attaccano sostengo che le loro dichiarazioni di espiazione sarebbero dettate addirittura dal loro bisogno di accreditarsi ai potenti di turno nonostante la loro storia.
Ma a generalizzare si sbaglia sempre anche se il loro comportamento in gruppo alimenta qualche sospetto (quelli furbi non a caso disertano i gruppi).
Comunque, questo continuo voler prendere distanze da una storia ormai superata e improponibile con atti e esternazioni contingenti non ha molto senso, soprattutto, se esercitato sul SocialNetwork del cazzeggio per antonomasia.
Ricordo che molti ex fascisti hanno rinunciato serenamente al loro passato senza sentire la necessita di postare ogni giorno su facebook qualcosa di sinistra. Lo stesso per fortuna fanno tantissimi ex comunistipuri in gioventù che senza rinnegare la loro storia oggi hanno scelto di ragionare con serenità e senza ideologismi collocandosi magari anche su posizioni destrose senza vergogna ne per il presente ne per il passato. Ma forse é proprio questo il male dei comunistipentiti. Restano ideologicamente dipendenti dalla loro storia e la cosa gli pesa.
Simpaticamente e che nessuno se ne abbia a male ;-)

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La soppressione delle province produrrà un duro colpo per il settore dell ICT e dell innovazione

Le commesse per le aziende di ICT di beni e servizi forniti alle Province italiane ammontano ad almeno 5 milioni di Euro annui. Altrettanti dovrebbero essere quelli impiegati per beni e servizi non propriamente tecnologici ma a supporto (impianti, reti, infrastrutture). Difficile quantizzare quanti sono i lavoratori specializzati che lavorano in aziende che forniscono assistenza tecnologica a vario livello per questi enti che almeno nella metà dei casi andranno chiusi o accorpati entro il 2013. Molte di queste aziende, soprattutto medio piccole, riescono ad andare avanti grazie a queste commesse che favoriscono anche la ricerca in un settore che ogni paese civilizzato dovrebbe sempre sostenere, anche e soprattutto, nei periodi di crisi.
Qualcuno ha calcolato quanti posti di lavoro soprattutto specializzati saranno persi grazie alla soppressione delle province e quante le aziende che dovranno chiudere?
E che fine faranno le decine di progetti di innovazione già finanziati e avviati dagli enti che tra un anno non esisteranno più?
La situazione economica era e sembra restare grave e i tagli appaiono inevitabili ma siamo sicuri che interventi che produrranno ulteriore crisi nel settore dell'ICT e dell'innovazione sia una scelta giusta?

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21 luglio, 2012

Giornalisti della Pubblica Amministrazione, forse possibile ricongiungere la pensione

Buone notizie sembrano arrivare dal parlamento per i giornalisti che lavorano nella PA. "Gli orientamenti che sembrano prevalere nella Commissione parlamentare che sta discutendo un progetto di legge che, qualora fosse approvato, ripristinerebbe la possibilità di operare ricongiunzioni previdenziali non onerose e di salvaguardare i migliori meccanismi di calcolo per coloro che hanno periodi contributivi versati in diverse gestioni costituiscono un fatto molto positivo”. Lo dichiara Giovanni Rossi, segretario generale aggiunto e coordinatore della Commissione Uffici stampa della Fnsi. “In generale per i lavoratori italiani - prosegue Rossi -, ma può esserlo, nello specifico, anche per quei giornalisti addetti stampa pubblici di maggiore anzianità contributiva i quali rischiano un danno pensionistico dalla rottura della continuità contributiva imposta dal 2001 con il passaggio obbligatorio dall’Inpdap all’Inpgi (fatto, peraltro, positivo ai fini del riconoscimento del ruolo pienamente giornalistico dei colleghi e, più in generale, per gli addetti stampa più giovani)”. La Fnsi chiede “al governo di superare le proprie riserve al riguardo e ringrazia i parlamentari di tutti gli schieramenti che si sono impegnati, con specifiche proposte di legge ora confluite nel testo unificato, ad affrontare queste problematiche che investono la dignità del lavoro, auspicando una rapida approvazione di norme di giustizia”. Un primo passo per riparare alle tante ingiustizie e discriminazioni a cui sono sottoposti i giornalisti che lavorano nel settore pubblico e che da 12 anni attendono l'applicazione del contratto previsto dall'inapplicata legge 150/2000.

02 luglio, 2012

Quando la smetterò di fare il mission impossible de noi altri? Ovvero stavolta ci stavo rimanendo

Tre mesi di marcia ogni mattina saranno pur serviti a qualcosa? Certo, recuperare dieci o forse più anni di assenza assoluta di moto (ho usato solo la vespa) nun é facile. E poi la botta l'ho presa e devo considerarla, ma se vado piano piano, alternando la rana allo stile libero e magari molto dorso..a Vivara come i vecchi tempi ci arrivo in meno di un ora. Sti cazzi é il ritorno che non ho calcolato, ma perché devo sempre fare il mission impossible de noi altri?
Ė con questi pensieri e con quelli che avrei dovuto fare e non ho fatto che sono entrato in acqua non prima di fumarmi, pure, un ultima sigaretta.
Sono partito spedito assai. Le braccia giravano che era una meraviglia le gambe su é giù: effetto locomotiva assicurato...fino all'ultima boa. Quando sono entrato nelle acque riservate ai signori della navigazione domenicale la mia preoccupazione era ancora rivolta ai natanti e alle loro eliche. A cento metri dallo scoglio di Vivara ho avvertito i primi problemi che ovviamente non ho compreso subito: la tosse. Me la sono presa con le sigarette e forse non sbagliavo ma la cosa era già più seria di un attacco di tosse per eccesso di nicotina. Giro il cavallo e decido di tornare subito. Altra cazzata, avrei dovuto fermarmi a Vivara compensare e magari tornare a piedi. Vedo avvicinarsi in direzione sud un fuoribordo guidato da uno che non mi sembra tanto convito a guardare se qualche coglione é in acqua. A questo punto faccio la stronzata finale. Accellero, testa sotto, direzione spiaggia. Cento al massimo centocinquantametri e avverto il fenomeno che mai si dovrebbe avere quando si nuota. Fermati testa di cazzo fermati e compensa. Hai fatto venti anni di nuoto qualcuno anche da competizione (dilettanti) dovresti sapere bene che se ti viene giù l'unica benzina che ha il nuotatore il casino é serio. Devi mantenere la calma e compensare. Invece non mi fermo, la paura delle barche mi frega. Rientro nelle acque riservate ai bagnanti ma nella zona dove quasi nessuno ci arriva che già i polmoni hanno quasi del tutto smesso di pompare. Il fiato, Gesù il fiato non entra. A questo punto il panico é inevitabile. A spingere giù un po' di ossigeno ci pensa solo lo stomaco. Insisto consumando le ultime risorse. Ma poi mi metto a gridare. Sono ormai a meno di duecento metri dai ragazzi che giocano sulla secca e rischio di affogare come se fossi pieno oceano. Rantolo quando in un sussulto di orgoglio spero che non mi ritroveranno li a poche bracciate dalla riva. Magari la corrente mi porterà via. Non sto a raccontare i pensieri che ti girano per la testa quando pensi che sia finita ma vi assicuro che anche senza respiro il cervello continua inesorabile a funzionare. Ho quasi smesso di respirare e di lottare quando vedo quel materassino arancione. Che bel colore l'arancione. La voce della signora o signorina che faceva tranquilla il suo bagno a largo mi ridà speranza. Che succede? Mi chiede da lontano. Senza pudore riesco a chiederle aiuto. Mi raggiunge e io mi butto sul suo Materassino tossendo come un tisico. Capisco che é un po' spaventata, in fondo potrei tranquillamente essere un matto, anzi lo sono. Provo con la poca voce che mi resta a tranquillizzarla ma non c'é bisogno. Si é fidata e mi riporta, spingendo da sola il prezioso giaciglio galleggiante, dove si tocca, aspetta che io metta i piedi nella sabbia e va via. Arrivo agli ombrelloni distrutto, i miei sanno solo gridarmi giustamente che sono una testa di cazzo. Per fortuna qualcuno mi aiuta a respirare. Non so nemmeno come fa. Riprendo lentamente a far funzionare i polmoni, ci metto almeno sei ore prima di avere un respiro quasi normale e ancora mi fa male la trachea ed ho difficoltà a buttar giù l'aria.
Intanto penso alla signora gentile col materassino. Non so se lo ha capito ma io le devo probabilmente la vita e vorrei tanto rincontrarla per scusarmi e ringraziarla.

29 giugno, 2012

Quella pizza che mi doveva Amato Lamberti e che non potrò mai più mangiare.


Amato mi doveva una pizza. Abbiamo rimandato il nostro appuntamento per 7 anni. Dovevamo chiarire una vecchia questione, lasciata in sospeso per troppo tempo come non si dovrebbe fare mai tra amici. Ed oggi non smetto di tormentarmi per quel mancato incontro.
Ho conosciuto Amato sul finire degli anni 80, lui ancora radicale io oramai fuori dalla politica.
Mi stupì subito la sua capacità di capire le dinamiche di questa città e della sua provincia.
Lui intellettuale nato piemontese e trapiantato giovanissimo a Salerno riusciva a comprendere la matassa degli interessi cammorristici napoletani più di qualsiasi altro napoletano.
Ritrovai Amato quando già assessore al Comune di Napoli mi convinse a scrivere di camorra per scrivere di politica.
Il primo a capire quanto la camorra orientasse e governasse non solo l’economia, la cultura,  ma soprattutto la politica di questa regione, riuscì a trasmettere a tanti giovani aspiranti giornalisti la passione per la verità. Qualcuno ci rimise anche la vita per quella passione civile che non dovrebbe mai morire.
Con lui Presidente e io da suo capo ufficio stampa, ho vissuto i primi cinque esaltanti anni della presidenza Lamberti alla Provincia di Napoli.
La notte dello spoglio, quando ormai il trionfo era certo, eravamo in tre e lui non sorrideva. Gli chiesi chiamandolo per la prima volta Presidente cosa avesse. Mi rispose come solo lui sapeva fare quando il dubbio dei saggi gli prendeva la mano:” Chissà se ho fatto una cosa buona”.
Era preoccupato assai, sapeva che l’impresa non era facile. Ci mise del suo meglio e i risultati furono straordinari. Risanò il dissesto, rigirò la provincia sotto sopra. Ridiede all’Ente una dignità e un ruolo tra le istituzioni non solo Campane. 
Nel secondo mandato le cose cambiarono, cambiò soprattutto il suo partito e i partiti di quelli che lo appoggiavano. Io non riuscii ad adeguarmi al quel passaggio forse necessario e non mi ritrovai più in nel ruolo di suo collaboratore. 
Per alcuni anni addirittura non ci parlammo. Poi ci fu un piccolo chiarimento e il rinvio a quella pizza che non abbiamo mai più mangiato.
Quando ci ritrovammo per lui non erano momenti felici e mi ricordò la storia del Benportante. Da studioso anche antropologo amava queste cose un pò bizzarre.  Mi disse che io ero appunto un benportante e lui era stato stupido a litigare con un benportante. “Non si dovrebbe mai fare questo errore” mi disse”. Anche quella volta non sorrideva e la sua serietà mi mise quasi paura al punto da farmi sospettare di possedere veramente  quelle qualità misteriose.
Ciao Amato, chissà se credevi veramente come spesso ci raccontavi in un mondo fatto anche di non viventi. Io che non ci ho mai creduto sono molto dispiaciuto perché quella pizza ora so che non potrò mai più mangiarla con te.

06 maggio, 2012

Il Virus che cancella i profili di Facebook fa tremare il Governo


La paura corre sul web, ogni giorno ci sarebbero centinaia di nuove vittime del virus che cancella i profili di Facebook e che già colpito oltre 100.000 utenti del noto socialnetwork. 
Tutti italiani, greci, spagnoli e portoghesi. E’ stato proprio questa incredibile selezione geografica, associata al nome della minaccia virale ( “Spread Facebook killer”) a far scattare, negli esperti, il sospetto che il colpo, messo a punto dagli hackers, avesse qualche attinenza con la crisi finanziaria europea. 
Il fenomeno, nonostante il tentativo dello staff di Mark Zuckerberg di tenere segreto il problema, è ormai noto. Senza alcuna ragione e in maniera assolutamente Random, improvvisamente, i profili colpiti dal virus spariscono da Facebook. Praticamente sparisce tutto, note immagini, commenti, foto. Di colpo si perdono anni di presenza nel web. 
Il servizio assistenza di FB continua a sostenere la tesi, secondo la quale, sono gli utenti a cancellare il proprio profilo. Probabilmente, ripetono i tecnici americani, a causa di un errata procedura eseguita nel passaggio alla nuova visualizzazione della pagina “Diario”. 
Insomma, i profili non sarebbero spariti, ma semplicemente sarebbero stati cancellati dagli utenti. E allora perché non ripristinarli se richiesto? Tutti sanno, infatti, che Facebook non cancella subito i dati, ma li lascia a lungo conservati sui server sparsi per il mondo anche quando si chiede di eliminare un profilo. Invece, nonostante le pressanti richieste di utenti sconvolti, nessun profilo è stato ripristinato dopo la cancellazione.
Il Cedacons (la nota associazione per la protezione dei diritti dei consumatori) ha già segnalato centinaia di casi di utenti disperati che a seguito della cancellazione hanno smesso di lavorare, provocando danni economici pesanti sul bilancio delle famiglie.
“Si tratta in maggioranza di dipendenti pubblici che stanno subendo un danno biologico devastante”, dichiara il presidente del Cedacons, che non solo non crede alle tesi di FB ma accusa apertamente il Governo di essere a conoscenza della situazione e di non contrastare l’azione dei pirati informatici. 
La tesi, che si sta poi diffondendo in alcuni gruppi aperti su FB, è che il virus non sia altro che, addirittura, il primo vero intervento  della spending review del super tecnico Bondi e che, altri paesi, in condizioni finanziarie simili al nostro, starebbero replicando. 
Un grafico, che alleghiamo, mostrerebbe, infatti, che lo sviluppo della minaccia virale è associata all’andamento dello spread in maniera palese.
In pratica, più aumentano gli interessi dei nostri titoli di stato più si diffonde la “moria dei profili” e viceversa.
Molti rappresentanti dei partiti di opposizione, non hanno dubbi, la colpa è del Governo e la voce che gira nel transatlantico è ormai una: “Non sono stati loro a creare il virus, ma a palazzo Chigi non stanno facendo nulla per debellarlo.  E poi, lo sanno tutti, Monti non ha un profilo Facebook e nemmeno Twitter, questo come si spiega?”.
La preoccupazione adesso è solo una, quando i primi suicidi per cancellazione del profilo?

18 aprile, 2012

Postecert? Certamente non sono soddisfatto del servizio.

Avevo deciso di registrare un abbonamento al servizio di Posta certificata delle poste Italiane sperando di avere un servizio quantomeno affidabile. Del resto, alle Poste italiane, pensavo, sono da tempo affidati servizi essenziali del nostro paese. Vuoi vedere, mi sono detto, che la gestione di strumenti tutto sommati facili da condurre sono un problema per un azienda di quelle dimensioni?
Come mi sbagliavo. Dopo un anno di utilizzo e subito dopo il rinnovo dell'abbonamento devo segnalare 
un interfaccia del servizio veramente arcaica e mai aggiornata, la banale mancanza di inoltro ad altra email delle comunicazioni, una difficoltà di utilizzo del servizio che ricorda i primi sistemi di posta via web, un servizio di assistenza assolutamente inqualificabile.
I fatti. Martedi 17 aprile provo ad accedere al servizio, che ricordo è a pagamento,  e il sistema mi comunica che sto sbagliando la password o la login.
Nessuno è perfetto mi dico e nonostante mi occupi e lavori su sistemi informatici da prima che nascesse internet, considero come possibile la perdita di memoria. Controllo nel luogo sicuro in cui conservo le password e ho conferma che la password è quella. Ok, sto diventando vecchio, ma qui qualcosa non va.
Decisione dura per un vecchio smanettone come me, ma alla fine decido: chiamo il servizio assistenza e vediamo se possono aiutarmi.
Prima telefonata un ora in attesa e poi cade la linea. Seconda telefonata mezzora di attesa passaggi vari. Digitazioni per servizi oscuri, alla fine nulla, ricade sempre la linea appena risponde l'operatore.
A fine giornata riesco a parlare con un signore che sembra molto esperto. Mi tranquillizza: riceverà un sms con la nuova password. Il cell squilla due volte, ricevo ben due SMS con due password. Un po' di esperienza la tengo e provo ovviamente con l'ultima arrivata. Nulla, allora provo l'altra. Nulla!
Un idea, entro in BancoPosta e mando un email di protesta. Non funziona più nemmeno quel servizio! Provo varie volte, alla fine, capisco il pasticcio che hanno combinato. La password resettata non è quella di postecert ma quella del servizio banco posta!
Richiamo il call center e dopo molti tentativi riesco a parlare con un operatrice che capisce subito l'errore. Mi assegna un numero di pratica e prova a passarmi  quello che chiamano servizio di secondo livello.
Inutile, cade la linea. Insisto, alla fine riesco dopo altre due ore di tentativi a parlare con un altra operatrice che mi liquida dicendomi che c'è un numero di pratica per la mia richiesta e devo quindi solo aspettare. Aspettare cosa? Cade la linea!
Passano 24 ore nessuno mi chiama, chiamo io, nulla, mi passano continuamente ad una segreteria telefonica, lascio messaggi: uno, due,  tre, provo a spiegare al telefono muto che ho urgenza di usare il servizio. Niente!
Ormai ho deciso lascio Postecert, che del resto non posso più utilizzare e chiedo il rimborso dell'abbonamento. Valuterò con un associazione di consumatori se fare causa.


Aggiornamento, sono riuscito a parlare con un operatore ( Andrea). Mi dice che mi richiameranno entro 15 giorni!!!!!!
Gli chiedo quanto tempo poi avranno per risolvere il problema mi dice altri 15 giorni. Mi presento dico il mestiere che faccio e gli chiedo di confermare quello che mi ha appena detto. Andrea conferma:-(



30 marzo, 2012

I cento passi...indietro. L'assurda sentenza della Corte d'appello di Palermo che ha dichiarato estinta per prescrizione la pena inflitta a Vito Badalamenti


Hanno ucciso Peppino Impastato una seconda volta e con lui la speranza di avere giustizia nel nostro paese.
Con un provvedimento di poche righe la prima sezione della Corte d'appello di Palermo ha dichiarato estinta per prescrizione la pena inflitta a Vito Badalamenti, figlio del boss di Cinisi (Palermo) Gaetano Badalamenti, uno dei capi storici della mafia siciliana, inserito nella lista dei dieci latitanti più pericolosi del ministero dell'Interno.
Badalamenti jr è ora un uomo libero senza più alcun mandato di cattura.
Condannato a soli sei anni di reclusione, nel maxiprocesso-quater, l'ultimo dei giudizi istruiti dal pool di Falcone, Borsellino, per sfuggire alla cattura, si diede alla latitanza, nel 1995: fu condannato in contumacia, e la pena nei suoi confronti divenne definitiva il 17 dicembre 1999.
I difensori di Don Vito hanno atteso dodici anni, il doppio della pena inflitta, e poi  hanno chiesto ai giudici di Palermo di dichiarare estinta per prescrizione la pena stessa. Lo stesso sistema utilizzato da dai legali del processo per la strage di Primavalle, in cui gli assassini di Stefano e Virgilio Mattei si salvarono proprio grazie al fatto che la pena fosse rimasta "ineseguita" per oltre trent'anni.
Don Vito è ricordato soprattutto per le gesta del padre Gaetano Badalamenti di cui si dice abbia preso il posto. Gaetano fu condannato tra l'altro in contumacia, per l'omicidio di Peppino Impastato. 
Un omicidio che oggi ci tocca rivivere, ancora, e con dolore. Il tutto grazie alle assurdità del nostro sistema giudiziario.

04 marzo, 2012

Agenda Digitale, l’Italia si allinea all’Europa Ilsole24ore GEL 25 febbraio 2012 di Domenico pennone

Agenda Digitale, l’Italia si allinea all’Europa Ilsole24ore GEL 25 febbraio 2012
l Dl Semplificazioni n. 5/2012) introduce una serie di importanti novi-
tà per cittadini e imprese in materia di digitalizzazione e innovazione. Grazie a un maggior utilizzo dell’infor- matica e del Web, il provve- dimento punta infatti a sem- plificare e a sburocratizzare la Pa. Per esempio, abro- gando oltre 300 leggi or- mai obsolete e, grazie so- prattutto al maggiore utiliz- zo della telematica, interve- nendo sia sul fronte dei rap- porti tra Pa, cittadini e im- prese. Tra le principali novi- tà per i Comuni, l’obbligo di rilasciare certificati di re- sidenza in tempo reale e l’istituzione di nuove proce- dure - veloci e senza tempi di registrazione - per Ana- grafe e stato civile.
Anche le aziende saranno- coinvolte in questo proces- so di semplificazione, so- prattutto in materia di «av- vio di impresa». Il Gover- no, entro l’anno, si è infatti impegnato ad abrogare tut- te le norme che attualmente regolano questo ambito, semplificando il sistema di autorizzazioni e comunica- zioni obbligatorie.
Le procedure amministrati- ve, che oggi fanno capo agli Sportelli unici per le attività produttive saranno, ove possibile, unificate in un’unica procedura che fa- rà ampio ricorso a servizi telematici. In materia di controlli, inoltre, gli enti in- teressati dovranno pubblica- re sul proprio sito istituzio- nale e sul sito www.impre-
sainungiorno.gov.it, la lista dei controlli a cui sono as- soggettate le imprese in ra- gione di dimensione e setto- re di attività. Sul sito do- vranno inoltre essere indica- ti criteri e modalità di svol- gimento delle relative attivi- tà. Prevista anche la costitu- zione di una Banca dati na- zionale dei contratti pubbli- ci, attraverso la quale si do- vranno svolgere le attività di verifica dei requisiti ri- chiesti per partecipare alle gare.
ALLINEAMENTO
Ma la vera novità, in mate- ria di modernizzazione dei rapporti tra Pa, cittadini e imprese è prevista dall’arti- colo 49 del Dl che prende in esame l’allineamento del nostro Paese all’Agenda di- gitale europea. L ’ A genda digitale, presentata nel mag- gio 2010 dalla Commissio- ne Ue, è una delle sette ini- ziative previste dalla strate- gia “Europa 2020”. Strate- gia che fissa gli obiettivi per la crescita europea da raggiungere entro, appunto, il 2020. L’intento è quello di sfruttare al meglio il po- tenziale delle tecnologie dell’ informazione e della comunicazione per favorire l’innovazione e la crescita economica. Si punta, insom- ma, ad applicare alcuni principi di innovazione che passano attraverso la realiz- zazione di un mercato uni- co digitale ma anche, l’au- mento dell’ interoperabilità e degli standard di dispositi- vi, applicazioni, banche da-
ti, servizi e reti. Il tutto, consolidando la fiducia e la sicurezza on line dei cittadi- ni, contrastando la crimina- lità informatica e garanten- do il rispetto della riserva- tezza dei dati personali. Infine, tra i principali obiet- tivi dell’Agenda digitale, la promozione dell’accesso a Internet veloce e accessibi- le a tutti attraverso investi- menti in ricerca e innova- zione. L’articolo 49 del Dl 5/2012, nell’intento di fare proprie queste indicazioni, prescrive: «azioni coordina- te dirette a favorire lo svi- luppo di domanda e offerta di servizi digitali innovati- vi, a potenziare l’offerta di connettività a larga banda, a incentivare cittadini e im- prese all’utilizzo di servizi digitali e a promuovere la crescita di capacità indu- striali adeguate a sostenere lo sviluppo di prodotti e ser- vizi innovativi». 


Se interessa il seguito sotto trovate l'intero articolo tratto da Ilsole24Ore GEL del 25 febbraio 2012


04 febbraio, 2012

#Occupyscampia, chi ha vinto e chi ha perso.


Dopo il Flop di #occupyscampia possiamo parlare di vincitori e di sconfitti?
Ha perso Twitter e il potere di mobilitazione della rete o, molto più tragicamente,  ha vinto la l'indifferenza e la camorra?
Io credo che le cose vanno poste in maniera più semplice e soprattutto i vincitori e gli sconfitti vanno ricercati molto più terra terra.
Sicuramente, quanto accaduto ieri a Secondigliano, ci ha permesso di constatare  che la presunzione dei "nuovi maestri" “nostrani” della rete ha pochi limiti. Maestri, che pensano che basta avere 2000 followers per sentirsi leader o che la rivoluzione la si possa veramente fare con un bell’ iPhone. 
Mi ricordo di un tecnico-politico, bravissimo comunicatore, che in un post FB di qualche anno fa, spero lanciato per provocazione, candidamente dichiarava: ho 3000 contatti posso fare l’assessore.
Ma davvero qualcuno ha potuto credere che fosse così facile organizzare una manifestazione a Scampia, a febbraio, semplicemente cinguettando, o magari aprendo qualche gruppo su FB?
Ma veramente ci sono politici che pensavano che si possa convincere gli abitanti delle vele a scendere in piazza, sotto la pioggia e sotto gli occhi degli scissionisti, inviando un centinaio di post senza essere mai stati veramente tra quella gente? Senza averne mai condiviso speranze, delusioni, incazzature, schifo, vergogna?
Chi ha perso allora? Sicuramente i presuntuosi della nuova comunicazione, quelli che domani ripresisi dallo shock, lanceranno nuovi Hashtag. Attaccando, questa volta, magari, le battute sceme che anche un presidente super tecnico può fare.
Hanno perso quelli che dovevano esserci e che non c'erano, quelli che hanno aspettato alla finestra, quelli che non voglio più credere.
Hanno perso i cittadini di Scampia, quelli che la prossima volta ci sarebbero stati.
Chi ha vinto? Quelli che ci hanno creduto veramente. Quelli che pensavano di fare la cosa giusta. Quelli che ieri erano sotto la pioggia con i loro iPad per descrivere la nuova Scampia che può avanzare. Quelli che ci volevano raccontare un quartiere che si ribella alla vergogna e alla miseria dei delinquenti. Hanno vinto anche i giovani di Scampia che ora sanno che hanno nuove armi contro il cancro che li chiude in casa, armi che devono però essere usate con attenzione. 
Tutti delusi, tutti perdenti, tutti vincitori, insomma.
Come sempre, moralmente vincono i sognatori, come sempre i sognatori prendono mazzate. Come sempre, di questi tempi, i politici deludono.
Ma i sognatori, sono giustificati, raccontano il futuro, quello che verra e quello che potrà venire. I politici no, non sono giustificati, loro il futuro dovrebbero disegnarlo, sono pagati per questo.

29 gennaio, 2012

In nome del diritto d'autore un nuovo attacco alla libertà della rete

Alcuni giorni fa a Tokyo l'Unione Europea ha firmato ufficialmente il trattato ACTA (Accordo Commerciale Anti Contraffazione). Una decisione assunta d dopo le grandi mobilitazioni in Italia e negli Stati Uniti contro provvedimenti che, con il pretesto della proprietà intellettuale mettevano seriamente a rischio la libertà di internet. L'Unione Europea ha deciso di aderire ad ACTA, nonostante le proteste provenienti delle ONG che si occupano dell'accesso ai farmaci, come Oxfam o Health Action International.
L’accordo Acta, infatti, amplia le proposte di legge statunitensi Sopa e Pipa e si estende anche ai brevetti farmaceutici e agroalimentari.
Se l'accordo che dovesse essere ratificato l’11 giugno dal Parlamento europeo e quindi approvato in via definitiva, ci potrebbero essere pesanti limitazioni alla privacy e la libertà degli utenti di internet ma anche sul diritto alla salute e al cibo in nome della tutela dei diritti d’autore e dei brevetti gestiti dalle multinazionali dell’industria musicale, cinematogarfica, farmaceutica e agroalimentare. 
L’accordo rende di fatto le aziende, che offrono accesso alla rete, legalmente responsabili per ciò che fanno i loro utenti anche prima dell'intervento  della magistratura.
Per l’Italia la firma è stata apposta dall’ambasciatore Vincenzo Petrone a nome del ministro degli Esteri ‘tecnico’ Giulio Terzi.

Qui invece è possibile firmare la petizione contro il provvedimento proposta da AGORADIGITALE
http://www.agoradigitale.org/acta1

Open source nella PA, il Dl “Salva Italia” riapre la partita


Estratto da un articolo di Domenico Pennone  pubblicato sul sole24ore GEL del 28 GENNAIO 2012 - n ̊ 3-4

Un’importante e recente modifica al Codice dell’amministrazione digitale, presente nel testo della manovra economica del governo Monti (Decreto “Salva Italia”), prova, ancora una volta, a spingere le Pubbliche amministrazioni verso il maggiore utilizzo dell'open osirce. Una modifica, che dovrebbe quantomeno convincere le Pubbliche amministrazioni, a valutare, con maggiore attenzione, la scelta di software libero invece che quello con licenza bloccata.
Si tratta dell’articolo 29-bis, introdotto nel corso dell’esame in sede referente, che modifica parzialmente l’articolo 68, comma 1 del Decreto legislativo 82/2005 (Codice del- l’amministrazione digitale). Grazie a questa modifica, gli estensori dei bandi di fornitura di sistemi informatici per pubblica amministrazione, dovranno, d’ora in poi, quanto- meno “valutare” il possibile impiego di “software libero” per la concessione degli ap- palti. Per la verità, la norma oggetto della modifica si limita a prevedere che le pubbliche amministrazioni che de- vono acquisire programmi in- formatici per le loro attività, dovranno farlo a seguito di una valutazione comparativa di tipo tecnico ed economico tra varie soluzioni disponibili sul mercato, previste ex lege, tra le quali appunto non solo i programmi informatici cosiddetti a codice sorgente aperto ma, questa è la novità, anche il cosiddetto “software libero”. L’espressione “software libero”, oggetto dell’integrazione, dovrebbe riferirsi alla totale libertà dell’utente (in questo caso le Pubbliche amministrazioni) di eseguire, copiare, distribuire, studiare, cambiare e migliorare il software acquistato o semplice- mente adottato.

se interessa leggere l'intero articolo
Open source, il Dl “Salva Italia” riapre la partita di Domenico Pennone

23 gennaio, 2012

ITALIANS DO IT BETTER, anche per la censura

Mentre il Senato statunitense, sommerso dalle proteste, ha deciso di non discutere ulteriormente, sull’idea di strumenti censori per chi ospita in internet contenuti sospetti di violare le leggi sul diritto d’autore (SOPA), ci pensa l’onorevole Giovanni Fava a riaprire la discussione in Europa.


Apprendiamo, infatti, che nel corso dell’ultima riunione della Commissione per le politiche comunitarie, l'onorevole Giovanni Fava (Lega Nord) ha proposto un emendamento alla Legge comunitaria 2011, emendamento poi approvato in Commissione, che potrebbe riaprire le speranze dei censori locali sulla possibilità di controllare blog e siti web.
In base a quanto previsto dall’emendamento, chiunque potrebbe richiedere a un fornitore di servizi, tipo hosting di siti web, blog etcc., di rimuovere contenuti pubblicati su internet. Il tutto, senza, la necessità di portare prove di un'eventuale violazione di legge.
Grazie a questa modifica, per chiedere la cancellazione di un contenuto pubblicato in internet, non sarebbbe più necessario ricorrere a un giudice per stabilire se ci si trovi davvero in presenza di un illecito. Qualsiasi cittadino avrebbe la possibilità (non il diritto dimostrato) di pretendere la rimozione di contenuti che, a suo solo parere, “potenzialmente” violino il diritto d'autore.
Il Provvider o il servizio di hosting, che si rifiutasse di procedere alla cancellazione preventiva del contenuto, potrebbe, infatti, essere considerato responsabile della violazione se in seguito dimostrata.
A noi questo sembra un chiaro “avvertimento-preventivo”, affinché, da subito, gli operatori rimuovanodai siti che ospitano tutto ciò che possa essere considerato una possibile oggetto di violazione della legge.
Se si considera che SOPA, la proposta di legge americana sulla pirateria on line, faceva riferimento esclusivamente ai provvedimenti delle autorità giudiziaria e, quindi, solo in caso di accertata violazione della legge era possibile determinare la rimozione di contenuti, ci rendiamo conto che gli italiani hanno saputo fare di meglio.
La proposta approvata, speriamo durate un momento di distrazione generale dei nostri parlamentari europei, ha, per ora, superato soltanto il vaglio della Commissione, e non quello del Parlamento. Credo che toccherà di nuovo alla rete, agli utenti,  spiegare il pasticcio che si rischia di combinare, questa volta in Europa.

18 gennaio, 2012



Stop SOPA and PIPA!
The US Congress is pushing through legislation that threatens the future of the internet. If this passes, entire domains like Scribd could simply vanish from the web. The time to act is now. Please help us keep the internet free by signing our petition to Congress.
 Learn more about SOPA on: Wikipedia New York Times Google

13 gennaio, 2012

OPENDATA e Civic hacking se la Pubblica Amministrazione non apre ai dati liberi ci pensano gli utenti.




Estratto da" Dati aperti e portali per una Pa senza ombre " articolo pubblicato sul Sole 24 Ore Gel di Domenico Pennone.
Rendere i dati accessibili a chiunque in base al principio secondo cui, tutte le attività dei governi e delle amministrazioni dello stato devono essere aperte e disponibili per favorire azioni efficaci e garantire un controllo pubblico sul loro operato. Favorire la trasparenza e l’innovazione nella PA, consentendo ai cittadini ed alle imprese di fruire in modo semplice e intuitivo del patrimonio informativo disponibile. Contenere la spesa pubblica rilanciando l'interesse delle aziende a sviluppare soluzioni tecnologiche innovative.
Sono questi gli obiettivi posti alla base dell’operazione “Open Government, dati aperti e App" lanciata con la presentazione del nuovo sito www.dati.gov.it e presentata lo scorso 18 ottobre presso la sede del Dipartimento della Funzione Pubblica.

Il portale e l’intera operazione “Open Government, dati aperti e App" fa seguito alle azioni del governo avviate da qualche tempo nel campo della diffusione dei “Dati aperti”. Questo percorso, iniziato un anno fa con alcune attività sperimentali, come quella legata al progetto MiaPA, ha portato, per il momento, alla pubblicazione del primo database in formato aperto degli indirizzi della pubblica amministrazione (RubricaPA) e alla definizione e alla diffusione della licenza Italian Open Data License v1.0 per la pubblicazione dei dati da parte delle diverse pubbliche amministrazioni..
La diffusione dei principi dell'Open Data in Italia è legato soprattutto alle attività di nucleo di sperimentatori e d’innovatori riunito nell’Associazione Italiana per l'Open Government.
“L’Open Government (letteralmente "Governo Aperto”) - si legge nel documento costitutivo dell'associazione - è innanzitutto una dottrina secondo cui l'amministrazione deve essere trasparente a tutti i livelli e consentire un controllo continuo del proprio operato mediante l’uso delle nuove tecnologie”. “Un'amministrazione che intavola una costante discussione con i cittadini, in modo da sentire quello che hanno da dire, e che prende decisioni basate sulle loro necessità”.
E non è un caso che proprio dall’interno di quel movimento nascono anche le maggiori critiche al ritardo con cui il processo di liberalizzazione dei dati si sta affermando concretamente dentro la pubblica amministrazione.
Premesse normative a parte e nonostante l'enfasi dedicata al tema, le esperienze concrete di diffusione e messa in comune di dati aperti della pubblica amministrazione restano ancora assai poche e hanno tutte carattere ancora di sperimentazione.
In alcuni casi, addirittura, gli esempi di diffusione organizzata più interessanti, dei dati pubblici, sono legate ad azioni come quelle del cosiddetto civic hacking.  Percorsi alternativi per la liberazione dei dati pubblici, posti in essere da soggetti non pubblici, che sono in grado di accedere alle informazioni presenti sul server della PA, estrarle e predisporne i contenuti per un riutilizzo “più creativo”.
Tra questi va segnalato sicuramente il portale spaghettiopendata http://www.spaghettiopendata.org/.
Il sito è il risultato del lavoro di molti utenti che hanno segnalato links a dati pubblici già disponibili e riorganizzati secondo precisi criteri di ricerca. Il sito stesso è in formato “open” ed è realizzato interamente con lavoro volontario. “Il sito non ha alcuna ambizione - sostengono gli autori - che non sia quella di fornire un punto di entrata provvisorio ai dati pubblici italiani in attesa che siano resi Open Data e ai pochi Open Data italiani esistenti”.
Se interessa leggere tutto l'articolo vai qua

06 gennaio, 2012

Web sociale e pubblica amministrazione estratto da GEL Sole 24 Ore





Nel primo semestre del 2011 su circa 25 milioni di Italiani che accedono ad Internet quasi 20 milioni naviga abitualmente su Facebook che si afferma come uno dei principali siti di questo genere.
L’’importanza e il ruolo che i social media ricoprono oggi per la popolazione italiana non si limita, però, solo ai numeri delle persone coinvolte. In questi anni si è assistito, grazie a questi strumenti, ad una modifica dei comportamenti quotidiani di tutti noi. Una modifica che coinvolge il modo con cui ormai quotidianamente reperiamo le  informazioni e soprattutto le modalità con cui comunichiamo con gli altri.
Attraverso il filtro delle relazioni l’accesso e la selezione delle informazioni passa, sempre più spesso, dai social network e la rete è diventa il principale strumento per informarsi e  per dialogare. 
Facebook, YouTube, Twitter e gli altri Social Network ci consentono di valorizzare tutte la forme di interazioni tra utenti e di  creare valore dalle relazioni che si sviluppano.
Tutto ciò rende inevitabile che le aziende e le Istituzioni provino ad utilizzare questi strumenti per aumentare il dialogo con i propri utenti.
La dimensione di questo cambiamento rende, infatti, oggettivamete insufficiente la semplice presenza istituzionale online basata sui soli siti internet.
Le aziende, ma anche e soprattutto la pubblica amministrazione, hanno, non solo il dovere ma la necessità di raggiungere la propria utenza nei luoghi ove essa è ormai abituata a muoversi. E tali luoghi sono appunto i cosiddetti Social Network Site.
Per garantire una corretta e costante informazione, non basta più, dunque, soltanto mettere le informazioni a disposizione del cittadino sui siti web, ma diventa indispensabile, presidiare i vari Social Network Site in maniera adeguata.
Questa presenza può realmente e finalmente, rendere possibile una reale attività di ascolto delle istanze che provengono dai cittadini consentendoci di ascoltarli ed interagire con essi.
Un mezzo, quello dei social network, attraverso cui è possibile, in maniera economica, rafforzare il livello di coinvolgimento democratico garantendo la partecipazione non solo nell'atto finale della decisione ma in tutte le fasi che concorrono a determinare i processi decisionali.
Garantire la presenza della Pubblica Amministrazione sui Social Network Site implica, però,  in primo luogo la conoscenza delle regole e delle dinamiche che fanno funzionare questi strumenti.
Prima di avventurarsi in queste iniziative è necessario allora acquisire tutte le competenze utili per poter gestire con consapevolezza l’enorme potenziale tecnologico offerto, evitando effetti che possono essere addirittura controproducenti.
Bisogna, ad esempio, conoscere bene il linguaggio utilizzato adeguandosi al mondo nuovo nel quale ci si muovie e che prevede, come prima regola, la velocità nei  tempi di risposta.
Questo richiede anche forme di riconoscimento delle responsabilità di chi opera nei Social Network, che gli consentano di essere legittimati a parlare in nome e per conto dei proprio Ente.
Essere presenti all’interno di uno o più Social Network Site rappresenta, dunque, un’ opportunità per la Pubblica Amministrazione solo se la presenza è competente e costante.
Questo ci consentirà realmente di poter valutare ad esempio il livello di soddisfazione dei cittadini o qual’ è  il livello di qualità percepita. Di avere, insomma, una enorme fonte di conoscenza, ma anche, di veicolare  le informazioni che si ritiene necessario trasmettere ai cittadini.
Estratto da un articolo pubblicato su Gel Sole 24 Ore.
Se interessa: http://www.scribd.com/doc/76471653/Autonomie-Alla-Scoperta-Del-Web-Sociale