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11 aprile, 2009

Questa la devo raccontare

Questa la devo raccontare, perché come dice la mia amica Valentina (poi vi spiegherò chi è) i guai brutti, che finiscono bene e che qualcuno chiama anche miracoli, vanno raccontati. Perché trasmettono ottimismo e allegria.
Veniamo a noi.
Domenica Delle Palme, Napoli-Sampodoria manco è iniziata e il Napoli già ha preso un goal. Uno normale, che vuole stare tranquillo, che fa? Aspetta il pareggio! Io no, io che per le disgrazie so’ na specie di calamita decido di posare sul soppalco il mobile della cucina che il rivenditore mi ha portato in più e che siccome l’ho pure pagato inutilmente non voglio buttare.
Perfetto, la cosa è semplice: imballo il mobile, prendo lo scaletto lungo e con l’aiuto di mio figlio il grande metto il mobile nel mezzanino.
Questa è la teoria. Nella pratica salire un mobile di una trentina di chili con lo scaletto ad un altezza di metri 2,50 non è facile, anzi...
Della cosa mi accorgo però solo quando sulla scala, col mobile sollevato sulla capoccia, perdo l’equilibrio. A questo punto, in un decimo di secondo, devo decidere se è meglio buttarmi a sinistra dal lato del wc e bidè, dove c’è un bel mobile con vetri o a destra, sul lavandino, che se non altro essendo dotato di mobile magari mi regge pure.
Il cuore mi dice a sinistra ma la ragione mi spinge a destra. Segno dei tempi.
Mentre casco a peso morto sul lavandino, ormai convinto che la fine è arrivata e deciso a fare meno guai possibili con la mia tragica morte, mi viene in mente che mi sono scordato di pagare l’assicurazione della macchina. Speriamo che mio figlio, dopo il funerale, se ne ricordi. Non vorrei che per colpa mia si beccasse pure una denuncia.
Incredibile, il lavandino regge. Certo, il rubinetto entrando nell’anca si piega ma la struttura regge!
Soddisfatto e pensando che alla fine restare in sedia a rotelle non è poi peggio della morte mi accorgo che sto cascando di nuovo dal lavandino alla vasca da bagno. In questo caso è la capoccia a subire l’impatto, ma quella non mi preoccupa l’ho sempre tenuta tosta!
Dalla vasca rotolo verso il bidè e il wc. Un braccio, non so come e sfidando ogni legge fisica, ci si infila addirittura dentro. E’ la sensazione di bagnato della mano nell’acqua da poco scaricata che mi rassicura. Almeno non sono morto! Alzo gli occhi, la testa infilata tra i due igienici accessori e vedo mio figlio terrorizzato guardarmi dall’alto, seduto sul wc per scrutare o forse perché sta svenendo dalla paura. Apro la bocca, provo a gridare, il suono esce tipo lamento, mio figlio mi invoca: “Papa’, Papa’ stai bene?”.
“Cazzo -urlo- se ti alzi dal braccio forse sto meglio!”. Nun zo morto e ho addirittura il governo della parola.
Ad alzarmi non ci provo, tanto dico, col culo che mi ritrovo figurati se non mi sono rotto la schiena.
Intanto si odono urla e i suoni di sirene: Il Napoli ha pareggiato, 1 a 1.
I miei insistono: devi alzarti! E io come lazzaro ci provo. Uhaaa riesco quasi a stare in piedi!
Mentre corriamo in ospedale la Sampodoria segna ancora: 2 a 1. Confesso, non mi preoccupa il campionato ma i medici e gli infermieri sicuramente incazzati del risultato e che si trovano di domenica pomeriggio sto stronzo davanti che, penseranno, per farsi male durante la partita come minimo è tifoso della juve che oggi non gioca.
In pronto soccorso, un dottorino attento, mentre guarda incuriosito tutti i posti in cui ho dolore mi ricorda soddisfatto che la maggioranza degli incidenti gravi avvengono in casa: “forse ci vorrebbe una tac” ma non è giornata.
4 Radiografie: mano, gamba sinistra, anca destra anca sinistra.
Risultato sbalorditivo: nessuna frattura grave solo 4 probabili piccole microfratture. Esco dolorante dall’ospedale ma soddisfatto della mia potenza fisica mentre un boato si leva dal CTO! 2 a 2!
Annuncio a tutti su Face Book che sono ancora vivo, i commenti sono tutti sarcastici.
La notte la passo a tentare di trovare una posizione comoda che non mi faccia piangere dal dolore.
Quando arriva la scossa delle 3,30 manco ci penso al terremoto e mi incazzo perché penso che il guardaroba che costa un casino non dovrebbe aprirsi da solo di notte sbattendo le porte.
Ore 8 di lunedì, riesco appena a girarmi per afferrare il cell sul comodino che squilla da 15 minuti. E’ Valentina! Una mia amica straordinaria. Ha quasi 80 anni e fa la pranoteurapeuta. Io non le ho mai creduto ma le voglio bene. Un gelo mi corre lungo la schiena quando dopo un breve saluto mi fa: “ Ma come stai? Ho sognato che ti eri fatto molto male e io ti proteggevo e per questo non sei morto.”
Cazzo! Valentina vive a Milano e manco sà che cos’è FaceBook!
La radio mi comunica che il guardaroba non è scassato. Ma non ne sono felice. L’Aquila, una città che tanti anni fa ho amato è distrutta.

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