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25 marzo, 2007

Google Apps per il governo del Ruanda

Torniamo su "google apps". E' stato siglato un'importante partnership con le istituzioni universitarie del Ruanda e il governo e le università del Kenya per l'utilizzo di Google Apps. Il risultato è che da oggi sia gli studenti di entrambi i paesi africani che i membri del governo del Ruanda avranno gratuitamente accesso alla suite di applicazioni di Google Apps: Gmail, Calendar, Talk, Documenti e Fogli di Lavoro.
Successivamente questi servizi saranno offerti anche ad altri 150,000 studenti delle università del Kenya.
Insomma un buon colpo al digital divide per consentire a tutti l'accesso agli stessi servizi – ovunque vivano, qualsiasi sia la loro lingua e stato sociale. E da chi arriva?

24 marzo, 2007

PA e innovazioneIl punto di vista del fornitore


Da Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 12 del 24/03/2007 Pagina 18

«La qualità del lavoro nelle Pubbliche amministrazioni, il rischio di perdita delle professionalità più qualificate, la difficoltà delle amministrazioni di attrarre il capitale umano migliore costituiscono fattori critici che si ripercuotono sull'efficienza e l'efficacia dell'azione amministrativa e sulla qualità dei servizi ai cittadini. L'amministrazione pubblica deve diventare sempre più un datore di lavoro eccellente, effettuare analisi delle competenze, curare una formazione permanente, il coinvolgimento del personale, elaborare sistemi di valutazione delle performances e sistemi retributivi incentivanti». Ad affermarlo è Paola Poli, responsabile commerciale Pubblica amministrazione centrale per la Engineering Spa, azienda attiva sul mercato delle tecnologie e dei servizi IT. Sul fronte dei progetti di e-government e sulla loro filosofia orientata al riuso, Poli conferma la grande attenzione delle aziende, come dimostra, spiega prendendo spunto dalla sua esperienza aziendale, «il fatto che due filoni applicativi - la gestione del personale e la gestione degli immobili - sono oggi rappresentati nel portafoglio del riuso del Cnipa con due prodotti Siap: il Sistema informativo del personale e il Sistema per l'anagrafe dell'edilizia scolastica sviluppati rispettivamente per il ministero dell'Economia e per il ministero della Pubblica istruzione. La realizzazione di un sistema come il Siap offre un supporto ai nuovi processi di gestione del personale rivolti alla valorizzazione della risorsa umana, oltre a sostenerne i più tradizionali processi di gestione amministrativa e giuridico-economica; dall'altro lato il sistema aiuta ad aumentare l'efficienza complessiva, riducendo le risorse e i costi da dedicare ai processi interni, liberandoli a favore dei servizi rivolti ai cittadini».Dalle sue parole, appare evidente che la scelta del riuso e della interoperabilità tra le amministrazioni, nel processo di innovazione tecnologica orientata al risparmio e alla razionalizzazione degli investimenti, non rappresenta un problema per le aziende del settore. «Per Engineering, sottolinea Poli, più che un problema è un'opportunità. Il riuso di un software applicativo apre nuove possibilità di business, non soltanto per quanto concerne le inevitabili attività di modifica ritagliate sulle specifiche esigenze di un'altra amministrazione, ma anche perché libera risorse per arricchire di funzioni il software esistente e per intraprendere iniziative diverse e più stimolanti anche dal punto di vista tecnologico. Senza dimenticare la specifica competenza di dominio che Engineering ha capitalizzato nella realizzazione di quel software, in particolar modo nella fase di analisi funzionale in collaborazione con il cliente. Questa competenza è un asset aziendale, uno specifico know how che si può tradurre anche in vantaggio competitivo sul mercato in questa specifica area».Una opportunità per le aziende, dunque, che può essere colta anche dalla Pubblica amministrazione. «Le esigenze di contenimento della spesa, conclude Poli, portano le Pubbliche amministrazioni a superare diffidenze reciproche e a riutilizzare software sviluppato ad hoc e di proprietà di altre amministrazioni. Con grandi vantaggi. La soluzione Siap, ad esempio, a seguito di un protocollo di intesa stipulato con l'allora ministero per l'Economia e le Finanze, è stata riutilizzata per realizzare il sistema di gestione del personale della Corte dei conti». (Domenico Pennone)

Un Sisdoc per i flussi

Da Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 12 del 24/03/2007
La razionalizzazione dei processi di back office costituisce il presupposto fondamentale per l'erogazione di servizi on line a cittadini e imprese. L'obiettivo di Sisdoc (Sistema Documentale Metropolitano) è stato quello di realizzare un nuovo modello per la gestione dei flussi documentali con modalità di cooperazione tra gli Enti territoriali coinvolti nel complesso iter di gestione delle informazioni.
Il progetto è stato realizzato dal Comune di Napoli, dalla Provincia di Napoli e dal Comune di Genova, con la collaborazione dell'Università “Federico II” e dell'Autorità Portuale di Napoli ed è stato cofinanziato, con fondi ministeriali, nel quadro del Piano Nazionale di e-government. Sisdoc ha consentito di realizzare una serie di applicazioni modulari capaci di aggregare tra loro i singoli servizi di protocollo elettronico, posta certificata, flussi documentali interoperabili, atti amministrativi ed edilizia privata. Il sistema si estende a tutta l'amministrazione in modo trasversale ed è in grado di fornire un utile strumento di lavoro indistintamente per tutti gli uffici. Dal punto di vista operativo ciò consente un significativo risparmio nei tempi di lavorazione delle pratiche, in virtù della forte limitazione della circolazione della carta e della verifica in tempo reale di eventuali condizioni ostative all'andamento dell'iter amministrativo.Il sistema è già in funzione presso molte direzioni degli enti interessati e permette il monitoraggio continuo del processo di formazione degli atti a partire dalla loro proposta fino alla loro completa formalizzazione. Il cittadino o l'impresa può seguire via internet l'avanzamento della pratica di proprio interesse e l'ufficio Controllo di Gestione dell'ente può ottenere preziose informazioni sui tempi e sui flussi documentali. In particolare, i servizi messi a disposizione da Sisdoc, attivabili via internet, riguardano l'edilizia privata (istanze di concessione, dichiarazione inizio attività, agibilità), le attività produttive (nuova attività, subingresso, trasferimento, ampliamento, sospensione, cessazione), le autorizzazioni ambientali, i permessi di occupazione e rottura di suolo pubblico, oltre alle possibilità di visura delle pratiche di interesse. Il tutto può avvenire con firma digitale, dando quindi valore legale al documento elettronico.Grazie a Sisdoc si può interagire stabilmente con un unico interlocutore dell'amministrazione che è in grado anche di coordinare il lavoro dei diversi enti che partecipano al progetto. Imprese e cittadini possono avere accesso, in ogni momento, alle informazioni sullo stato dei procedimenti che li riguardano, garantendo così un alto livello di trasparenza sull'attività amministrativa dell'ente. Il progetto Sisdoc si inserisce nell'ambito del multiprogetto Sims (Sistema Integrato Metropolitano dei Servizi). L'intero multiprogetto Sims ha un valore complessivo di 6,5 milioni di euro di cui 2 milioni destinati a Sisdoc. La realizzazione del sistema documentale e di workflow per la formazione degli atti amministrativi è stata affidata alle aziende CM-Consit e Ormu. Con Sisdoc è stato realizzato un intervento in grado di incidere in misura significativa sull'efficienza interna degli enti, la cui operatività sarà alleggerita e agevolata da procedure informatiche basate sul contatto virtuale con gli utenti dei servizi. Il progetto è stato collaudato e approvato dal Cnipa alla fine del 2006 ed è inserito nel Catalogo delle soluzioni di e-government. (Domenico Pennone)

23 marzo, 2007

Aziende, Pubblica Amministrazione e social network


Arrivano le prime soluzioni aziendali di social networking. Il web2.0 potrebbe finalmente entrare nella comunicazione aziendale e perchè no anche nella Pubblica Amministrazione. Strumenti e servizi profilati per utente capaci consentire la creazione di blog, comunità, spazi di condivisione. Dopo google (di cui abbiamo già parlato)anche IBM, che sta completando il testing di una sua suite di strumenti e servizi. per il social networking. Lotus Connections è una soluzione studiata su misura per le aziende di medie e grandi dimensioni che può essere usata con database, mailserver e software web di terze parti. Il pacchetto include l'equivalente di servizi già ampiamente affermati in campo consumer come le comunità virtuali di MySpace e Facebook, del sistema di condivisione dei bookmark del.icio.us e del servizio di ricerca dei blog Technorati.

09 marzo, 2007

Erogazione di servizi tramite internet? Liberiamo le energie nascoste!

Un interessante articolo di Carlo verdino...
Si sentono tante sigle in giro… e tutte hanno il prefisso IP davanti che, per coloro che ne commercializzano i servizi, indicano che essi viaggiano sulla rete internet in maniera paritetica “a rete magliata”, dove ogni punto ha pari dignità di trasmissione e ricezione. Ma le cose stanno davvero così? E’ davvero possibile effettuare, magari da casa propria, tutte le operazioni connesse ad un vero servizio internet? Ebbene, anche se a livello di programmi e di software ciò è senz’altro possibile, un ostacolo insormontabile si riscontra nella gestione del collegamento internet. Si potrebbe pensare che il problema sia la banda larga, e certamente in parte lo è, ma il vero scoglio attuale sta nell’avere a disposizione un indirizzo IP pubblico. Tutti noi abbiamo sperimentato o almeno visto come funziona un servizio di VOIP, di Videoconferenza tramite WEB oppure visto programma in streaming audio o video senza grossi disagi, la banda già larga sarà sempre più larga ma allo stato attuale avremo sempre bisogno di un server centrale che si occupa di tradurre indirizzi di connessione domestici (quindi per la parte numerica variabili o dinamici) in indirizzi logici fissi. Se ad ogni connessione internet ottengo un numero di IP differente, non di potrà mai indirizzare una richiesta al mio computer dall’esterno. In parte il problema viene aggirato dai fornitori di servizi. Ad esempio Microsoft Messanger o Skype fanno da server per il collegamento ed identificano l’IP di colui che si connette e poi fanno da “centralino” per coloro che lo devono trovare “on-line”; qualora non ci si connettesse al server centrale dei servizi tutto ciò non sarebbe più possibile. Il problema dell’indirizzamento IP venne affrontato negli anni ’70 quando i computer collegati in rete erano poche decine e si pensò, tenendosi larghissimi dato che il fabbisogno era per pochi computer pensando ad indirizzamenti per pochi milioni di computer. Già a metà degli anni novanta si ebbe la netta percezione che i “range” di indirizzi pubblici, distribuiti da Autority internazionali ai singoli paesi ed accaparrati per sottoclassi sarebbero stati pochi per il tumultuoso aumento della connettività internet. Allora la strategia era evidente: come avviene in altre realtà giocando sulla non simultaneità dei collegamenti è possibile in un rapporto di 1:10 mantenere la connettività non simultanea di dieci utenti per IP disponibile. Tale strategia era attuata ad esempio dalle compagnie telefoniche per le linee telefoniche analogiche che mai avrebbero dato la possibilità a tutti gli utenti di parlare contemporaneamente, ma era altamente improbabile che ciò accadesse. Nei rari casi di necessità – calamità naturali o altro- si palesavano i problemi di questo sistema.

Successivamente furono creati altri strumenti per facilitare il compito: gli indirizzamenti su base privata che vengono usati nelle aziende oppure nelle piccole reti domestiche, per consentire a più utenti di usufruire dei servizi internet tramite un singolo indirizzo IP oppure col sistema del DNS ( i nome a dominio tipo http://www.pippo.it che corrispondono ad un IP fisso) che avrebbero consentito ai server di avere attivo su un singolo IP molti siti contemporaneamente.

Tali sistemi sono utilizzati ancora oggi per altri scopi (sicurezza telematica etc..) ma ancora non è possibile attivare un rapporto 1:1 tra computer collegati ed indirizzi IP. Sono molti anni che accanto ai criteri di indirizzamento standard definiti IPv4 sono state emesse direttive per l’implementazione di uno spettro di indirizzi più ampio detto IPv6 che consentirebbero l’indirizzamento su base pubblica di centinai di miliardi di apparecchiature, dato che si è pensato che in un prossimo futuro possano essere collegati in rete anche gli elettrodomestici casalinghi come i frigoriferi. Tali direttive sono state recepite dagli sviluppatori dei sistemi operativi e dal 2001 sono implementati per ogni versione di Windows, Mac e Linux sia come client che come server. Essi spesso sono già operativi e sono scalabili (possono essere usati anche per chi utilizzasse ancora i sistemi IPv4) anzi già dal 2004 dichiarati dalle autority pienamente implementati sui server DNS e già utilizzati per comunicazione su molte reti di trasporto dati mondiali.
Cosa accadrebbe se domani mattina fosse implementato l’IPv6 da parte dei fornitori di connettività che già lo utilizzano al loro interno?
Sarebbe velocizzata la trasmissione di programmi in broadcast (IPTV) dato che il nuovo protocollo agevola la trasmissione dati da uno a molti facendo risparmiare molta banda.
Ogni computer ad uso domestico sarebbe in grado di avere le stesse possibilità di un server per quanto riguarda l’erogazione di servizi (siti internet, server di posta etc…).
Si avrebbe una effettiva uguaglianza all’interno dei nodi della rete dato che tutti avrebbero uguale potenzialità.
Si potrebbe gestire tutto il traffico telefonico voce direttamente da PC oppure, con un piccolo router, smistare la linea senza pagare canoni a nessuno, neanche per il VOIP.
Si potrebbero avviare vecchi progetti di computazione diffusa per calcoli che bisognerebbero di milioni di PC per scopi scientifici e che potrebbero essere smistati su computer domestici che aderiscono all’iniziativa dando potenza elaborativa non utilizzata.
Si potrebbe avviare un serio programma di condivisione della conoscenza che risieda in maniera diffusa su decine di milioni di computer senza alcuna possibilità di censura.
Si abbatterebbero immediatamente i costi della telefonia mobile per i gestori e per i clienti.Come si vede un enorme ventaglio di opportunità che non viene utilizzato e con la relativa tecnologia già presente in tutti gli apparecchi che si collegano ad internet (tranne forse qualche router più vecchiotto). Perché allora tutto questo non accade?
Perché i fornitori di servizi (di VOIP, di contenuti multimediali etc…) non potrebbero più essere accentratori di portali di servizio e soprattutto esattori di un canone per la loro fornitura, incassando royalty o corrispettivi pubblicitari. Anche realtà di mercato che sembrano molto evolute come Skype non sfuggono alla regola; si passa attraverso di esse, la propria pubblicità, i propri costi. Le società del settore dovrebbero cambiare il loro modello di business. Le attuali comunità di condivisione file che per molti versi sono le più evolute tecnicamente con programmi come E-mule, DC, Gnutella etc.. già utilizzano da anni tali criteri, sono tra le più fiorenti su internet ed in alcuni casi fanno a meno anche dei server di identificazione per definire gli IP dei partecipanti, condividendo sulla rete lo stesso processo che avviene per i server DNS: propagazione dei record in maniera paritetica orizzontale.
Alcune nazioni come Cina, Giappone e Corea già si sono strutturate tecnologicamente per il passaggio all’IPv6 e la stessa Francia già ha chiesto all’Autority dei propri set di indirizzi IPv6. L’Italia sta perdendo l’ennesimo treno?

Carlo Verdino

01 marzo, 2007

ancora su Italia.it

Quando commentammo l'uscita del nuovo sito italia.it non pensavamo che l'indignazione generale potesse addirittura trasformarsi in un iniziativa collettiva nazionale che utilizza al massimo le potenzialità del web2.0. Invece è nato RItaliaCamp. Dateci un occhiata.