Translate

25 febbraio, 2007

Google vs Microsoft? Magari è un affare.


Canone annuo 40 euro per utente, supporto tecnico incluso. Telefonate via Internet, 10 GByte di capacità per ogni mail box, strumenti per la gestione e l'integrazione dei vari servizi di Google: Gmail, Google Calendar, Google Docs, creazione di home page personalizzate e messaggistica istantanea Google Talk. Niente da installare, nessun hardware speciale, nessun server! Come non potrebbe spaventarsi il buon papa’ Bill Gates? Come non potrebbe interessare alle aziende una soluzione del genere? Ma la domanda che mi pongo è: la Pubblica Amministrazione, sempre (si fa per dire) a caccia di risparmio e soluzioni antispreco potrebbe essere interessata? Viste le visite che il magnate del soft ha fatto in questi ultimi anni a illustri personaggi politici italiani che sghignazzavano felicissimi, di essere stati fotografati vicino al sogno americano fatto uomo. Visti gli accordi siglati un pò ovunque nel nostro paese che ci consentiranno di aprire qualche laboratorietto con lo stemma delle finestra colorate anche in italy. Insomma, visti i possibili e chiari business annunciati. Ma soprattutto, considerata la lentezza con cui la PA accetta l’innovazione utile, non mi sarei mai aspettato che qualche amministrazione accettasse il rischio di provarci. Ed invece è successo. La Regione Veneta ha deciso di sperimentare la soluzione di google anti microsoft. Un apertura al quasi web2.0. La prima a quanto mi risulta che viene dalla PA. Confesso non amo google anche se lo uso molto perchè mi spaventa che possano controllare tutto, ma questa apertura della Regione Veneta mi piace.

24 febbraio, 2007

italia! italia! italia.it


E finalmente arrivò. Qualcuno ormai non ci sperava piu.
E' finalmente on line il portale nazionale del turismo Italia.it. Il progetto, nato nell'ambito del programma "Scegli Italia" lanciato dal Comitato dei Ministri per la Società dell'Informazione, ha l'obiettivo di promuovere e valorizzare sulla rete internet l'offerta turistica italiana sotto i diversi profili culturali, ambientali, enogastronomici e del made in Italy. Sponsor addirittura una legge dello stato: l'art. 12 della legge 80/2005 che ha infatti assegnato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri - Dipartimento per l'Innovazione e le Tecnologie la realizzazione e la gestione dell’iniziativa. Supporto operativo di Innovazione Italia S.p.A. e dal raggruppamento temporaneo di imprese selezionato per la fornitura, composto da IBM Italia S.P.A, ITS S.p.A e Tiscover AG.
Che dire, intanto da estrofilo e vecchio cacciatore di dns digito italia.com .net .org e scopro che si sono limitati al punto it. Incredibile mi dico, come si fa ascivolare su una tale bagginata. Poi mi decido: apro il puntoIT. Un flasch mi accoglie, manco capisco a che serve, le news? Boo e come le scegli? Entro, un altro flasch, poi un video. Ma non c'era una legge sull'accessibilità? Dove sta il w3c?. Finalmente un menu', piccolo e semplice. Troppo mi dico. Be c'e' però il navigator... emm preferisco quello del TuringClub.

CMS OpenSource Nell'aggiornamento il segreto della gestione

Da Il Sole 24 Ore - Guida agli Enti Locali Numero 8 del 24/02/2007
Da molto costosi e complessi, i Content Management Systems sono oggi disponibili anche in forma gratuita e permettono una gestione documentale ottimale basata spesso su software OpenSource destinati a diventare lo standard di riferimento per queste applicazioni
di Domenico Pennone

Gestire un sito web della pubblica amministrazione, anche quello di un piccolo Comune, richiede strumenti di aggiornamento costante che possono essere garantiti solo da un sistema complesso per la gestione dei contenuti, dall'inglese Content Management System.
PIATTAFORME DISPONIBILII
Cms, una volta costosissimi e di difficile gestione, sono oggi disponibili anche in forma gratuita e hanno raggiunto un tale grado di maturazione da consentire una facile gestione. Se dovete migrare verso una nuova gestione documentale del vostro sito o semplicemente vi avviate a un ammodernamento delle pagine web occorre sapere che esistono molte piattaforme disponibili per realizzare un Cms. Un'altra cosa importante da considerare è che il solo acquisto o adozione di un Cms, non significa essere pronti a partire. Il vero lavoro e i veri costi per la gestione di un servizio di Cms ricade su quella che viene definita «implementazione» ovvero la fase di definizione del sito, di realizzazione dei template, della navigazione e delle funzionalità di ricerca.Una buona soluzione, molto diffusa anche nella pubblica amministrazione (65% fonte Cnipa), è quella di scegliere un Cms OpenSource.
IL SUCCESSO OS
Con il termine OpenSource si indica una categoria di software alla base dei quali ci sono delle ben precise scelte operative e culturali che ne hanno anche decretato il successo. Il primo vantaggio di una soluzione OpenSource è la gratuità o il bassissimo costo del software.Ma ciò che in realtà distingue il software OpenSource dal software chiuso (a pagamento e privo di sorgenti, con politiche di distribuzione restrittive) è proprio la modalità di realizzazione e di distribuzione del software. Chi utilizza software OpenSource, oltre al programma vero e proprio, riceve i codici sorgente che lo hanno generato e questo gli consente la possibilità di modificarlo.La distribuzione con sorgente visibile nel caso di un Cms determina diversi fattori positivi, in primis la possibilità di migliorare velocemente la piattaforma grazie al contributo di tutti gli utilizzatori che hanno così modo di personalizzare, correggere il motore che stanno utilizzando e che altri utilizzeranno dopo di loro. Il risultato è un sistema, aggiornato con frequenza e ricco di continue novità.Un Cms OpenSource sembra dunque offrire un'ottima soluzione sia dal punto di vista economico che culturale e sociale.Sul piano economico però, come abbiamo già accennato, per una corretta valutazione, si dovrebbe sempre tener conto del Tco (Total Cost Ownership, spesa totale possesso), di una soluzione OpensSource e il Tco delle soluzioni proprietarie. Nel Tco confluiscono, infatti, oltre ai costi delle licenze, le spese dei servizi di supporto, della formazione, i costi d'installazione e di gestione. I Cms OpenSource possono risultare, infatti, spesso piuttosto complicati per i non tecnici e sono pensati più come dei kit in scatola di montaggio da adattare alle proprie esigenze, che non come dei prodotti finiti «chiavi in mano». Tutto questo può avere costi anche notevoli.
METODOLOGIA DI LAVORO
Per sfruttare al massimo le potenzialità di in Cms OpenSource e decidere quale utilizzare è necessario stabilire una metodologia di lavoro. Innanzitutto occorre capire cosa si vuole ottenere dal nostro Cms e questo va fatto analizzando il processo, i contenuti a disposizione e come vogliamo organizzarli. Quindi sarà necessario decidere come organizzare e presentare il contenuto da inserire nel Cms (template) nonché i diversi permessi alle diverse figure che lavoreranno per alimentarlo.La scelta del Cms OpenSource va valutata quindi con molta attenzione ed è bene porsi sempre le seguenti domande: con che linguaggio è stato sviluppato? Da quanto tempo esiste? Chi lo usa? Esiste un supporto? L'architettura di questo Cms va bene per il mio progetto? È facilmente espandibile o modificabile? Il Cms in esame mi mette a disposizione strumenti per realizzare un sito accessibile? Ricordiamo che l'accessibilità consiste in un insieme di elementi/aspetti che vanno al di là della sola organizzazione dei contenuti.
SCEGLIERE IL CMS
I Cms sono strumenti di elevata complessità e richiedono, per essere amministrati, ottime capacità tecniche. Esistono centinaia di Content Management System OpenSource: in Java, Php, web based, con client Windows. Nessuno di questi però garantisce una perfetta interfaccia grafica di gestione dei contenuti.Se dovete fare tutto da soli, preparatevi a schermate complesse, spesso disorganizzate e disomogenee. Del resto, questi strumenti sono gratuiti e devono essere pensati più come dei kit in scatola di montaggio da adattare alle proprie esigenze, che non come dei prodotti finiti «chiavi in mano». L'editore inglese Packt ha recentemente indetto un concorso per selezionare i 5 migliori Cms OpenSource. Di seguito e in ordine i cinque vincitori.
In rete«Choosing an open source Cms»Forse la migliore guida breve alla scelta di un Cms OpenSource (in inglese) http://internet.newsforge.com/article.pl?sid=06/06/02/185227&from=rss Pubblicare contenuti in Internet con la tecnologia OpenSource di Nicola FuriniE-book completo e aggiornato, sul tema dell'utilizzo dei Cms Open Source. http://fc.retecivica.milano.it/rcmweb/Tesoro/suk/fad/zip/cms_opensource.pdf Tutto sui Cms OpenSource http://www.opensourcecms.com/ Da wikipedia un'ottima descrizione e molte risorse da utilizzare http://it.wikipedia.org/wiki/Content_management_system#Software_open_source Come misurare l'accessibilità di un Cms sulla parte amministrativa: Authoring Tool Accessibility Guidelines http://www.w3.org/WAI/intro/atag.php Come misure l'accessibilità dei contenuti: Web Content Accessibility Guideline s http://www.w3.org OpenSorce Cms Award, i 5 migliori Cms premiati nel 2006 dall'editore inglese Packt dopo un sondaggio pubblico http://www.packtpub.com

Glossario minimo
Cms È l'acronimo di Content Management System, ovvero un sistema di gestione dei contenuti. Viene utilizzato per permettere l'agevole modifica dei contenuti di un sito, un portale, senza conoscere la sintassi Html.
Open source In informatica, open source (termine inglese che significa sorgente aperta) indica un software rilasciato con un tipo di licenza per la quale il codice sorgente è lasciato alla disponibilità di eventuali sviluppatori, in modo che con la collaborazione (in genere libera e spontanea) il prodotto finale possa raggiungere una complessità maggiore di quanto potrebbe ottenere un singolo gruppo di programmazione.
Tco Acronimo di Total Cost of Ownership. Costi totali di gestione di una rete aziendale, ovvero il costo totale di un computer o di un altro dispositivo. Oltre all'acquisto, si calcola anche l'installazione, i dispositivi accessori e indispensabili, la manutenzione, i ricambi programmati e ogni altro costo necessario al funzionamento corretto

21 febbraio, 2007

Contratto! Contratto!!!


In questi giorni, insieme a tanti colleghi hanno scioperato, per il contratto, anche i giornalisti degli uffici stampa pubblici.Giornalisti questi, da anni discriminati, da anni privati di tutele e garanzie, nonostante una legge dello stato, che riconosce la professione esercitata nella pubblica amministrazione.In molti pensano che il problema del riconoscimento della professione giornalistica dentro la PA sia un problema economico. In realtà il problema è molto più serio e coinvolge aspetti di tutela professionale sanciti dalla stessa costituzione.Il contratto dei giornalisti, non stabilisce solo quanto e come i giornalisti devono essere pagati, ma ribadisce in primo luogo l’autonomia professionale e la libertà di questi lavoratori. In pratica, richiamando la legge istitutiva dell’ordine, il contratto dovrebbe garantire ai giornalisti la possibilità di agire nel pieno rispetto della libertà di stampa.E’ noto che i “padroni” editoriali sono da sempre preoccupati della reale applicazione di questa parte fondamentale del contratto e, nel caso della Pubblica Amministrazione, i “padroni” sono i politici...Va fatta, questo punto, una opportuna precisazione: i giornalisti degli uffici stampa non devono essere confusi con i portavoce. I primi sono al servizio dell’istituzione e la loro attività e tutelata dalla legge 150 del 2000 e dalla legge sull’istituzione dell’ordine, i secondi, anche se citati nella legge 150, svolgono una funzione diversa: sono al servizio dei politici che li nominano.Il giornalista degli uffici stampa quindi, non è al servizio della politica ma collabora con la politica e svolge la sua professione come gli altri colleghi giornalisti, avendo, come interesse primario la verità e l’interesse collettivo.“E’diritto insopprimibile dei giornalisti – recita la fondamentale legge sulla stampa- la libertà di informazione e di critica, limitata dall'osservanza delle norme di legge dettate a tutela della personalità altrui ed è loro obbligo inderogabile il rispetto della verità sostanziale dei fatti, osservati sempre i doveri imposti dalla lealtà e dalla buona fede”.Perché questi principi, riportati da sempre nel contratto dei giornalisti, siano garantiti anche a chi esercita nella pubblica amministrazione è indispensabile che il contratto sia applicato.Questo nell’interesse di tutti e in primo luogo dei cittadini.Solo il riconoscimento pieno della professione con l’applicazione del contratto può consentire a questi giornalisti di rispondere, prima che ai loro padroni, a regole etiche e deontologiche. Solo una professionalità “protetta” può portare a comportamenti responsabili nell’informazione a tutto vantaggio di efficienza e coerenza nelle modalità di erogazione della comunicazione pubblica.Si fa tanto parlare di un sistema dell’informazione malato, di giornali fatti da collage di comunicati stampa copia e incolla tutti tesi a tutelare i potenti di turno. Forse, se partissimo proprio dalla tutela dei diritti e dalla libertà di chi lavora nelle fonti del nostro sistema informativo non sarebbe male.

Il ritorno dell'incredibile URP!

Un po in ritardo ma ve lo meritate...
Ovvero, un altro COMPA si è consumato.
I cacciatori di gadget giravano molto più spazientiti del solito. Le piccole ed inutili prede fatte di soliti blocchettini di carta, ridicoli cappellini con i loghi di enti locali e penne che non scrivono mai erano quasi del tutto introvabili. Segno ormai evidente che le ristrettezze economiche di bilancio hanno finalmente intaccato il settore oscuro della comunicazione cosiddetta istituzionale. I dipendenti pubblici premiati e in libera uscita però erano ancora in tanti ad affollare i ristoranti della dotta Bologna. In pochi duravano tra gli stands piu di 3-4 ore.
Anche questo anno insomma, il salone della Comunicazione istituzionale di Bologna, voluto ed organizzato dall’associazione dei Comunicatori Pubblici http://www.compa.it/ , si è mestamente consumato. Per carità, di dibattiti e di presenze ministeriali ce ne sono state. In qualcuno si è anche discusso con accanimento. Ma le idee? Le novità? Io, che non ne manco uno di saloni, da quando è nato questo appuntamento, non ne ho viste! Presenti i soliti uffici URP che si affannano a trovare il modo più innovativo per parlare con un utenza che li ignora e restano sempre di più deserti, mentre le segreterie degli Assessori sono costrette ad infoltire il loro personale. Gli uffici stampa fatti da personale sempre più incazzato per un legge dello stato (150/2000) che nessuno vuole applicare impedendo la sigla di un contratto che tutelerebbe la loro professione e forse anche i cittadini, presenti! Insomma, nulla di nuova a Bologna. Nulla di nuovo, anzi molto di vecchio. Soliti siti vetrina, solite newsletter che hanno più collaboratori che lettori, solite campagne per spiegare come il comune fa bene il proprio lavoro. E l’e-democracy? E il contatto diretto col cittadino? Possibile che ne dalle aziende ne dai comunicatori pubblici viene un idea intelligente che non sia la riproposizione della vecchia solfa riciclata da 10 anni? E l’università dov’era? Non è forse ricerca anche trovare soluzioni civili e veramente innovative per avvicinare i cittadini alle istituzioni?
Probabilmente la comunicazione pubblica non ha più bisogno di saloni e di fiere, anche perché c’e’ ben poco di nuovo da presentare, ma di laboratori. Si laboratori, dove magari operatori diretti, docenti e aziende e perché no qualche associazione perbene di consumatori insieme studio e sperimentino nuove soluzioni e magari qualche idea buona potrebbe venir fuori. I politici? Be quelli magari per ora meglio lasciarli fuori…